CULTURA

Crocifisso di Cimabue, 589 diapositive e 10 anni di lavoro per raccontare il restauro impossibile

Crocifisso di Cimabue, il racconto del restauro impossibile

Il fotografo Paolo Mariani dona all’Opera di Santa Croce

centinaia di diapositive che documentano 10 anni di lavoro

per il recupero della vittima più illustre dell’alluvione

 

Firenze, 6 febbraio 2024 – Un sorprendente racconto per immagini che documenta lo stupefacente restauro del Crocifisso di Cimabue, dai più ritenuto impossibile dopo l’oltraggio dell’alluvione che nel 1966 ne aveva danneggiato il 70% della superficie. È questo il prezioso dono che il fotografo Paolo Mariani e Maria Grazia Seroni (moglie ed erede del fotografo Francesco Chimenti) hanno fatto all’Opera di Santa Croce, consegnando alla presidente Cristina Acidini 589 diapositive che documentano lo straordinario intervento di recupero condotto dall’Opificio delle Pietre Dure sull’opera che Paolo VI, nella sua visita a Firenze del Natale del ’66, definì la vittima più illustre dell’alluvione.

“L’Opera di Santa Croce esprime profonda gratitudine a Paolo Mariani e a Maria Grazia Seroni per questa generosa donazione che nasce dall’appassionata consapevolezza dell’eccezionalità del restauro e dalla necessità di condividerne il valore – sottolinea Cristina Acidini – si tratta di una documentazione, per certi versi emozionante, che ricostruisce egregiamente la complessità dell’intervento di recupero”.

Le diapositive, che sono state prodotte tra il 1966 e il 1976 mentre il Cristo veniva curato e riportato in vita nel laboratorio della Fortezza da Basso, adesso saranno digitalizzate, con un progetto a cura di Eleonora Mazzocchi, conservatrice dell’Opera, e saranno messe a disposizione della comunità scientifica. Lo scopo della donazione, come spiega Paolo Mariani che ha condotto la campagna documentaria sul restauro insieme al collega Francesco Chimenti (scomparso alcuni anni fa), è stato proprio quello “di conservarle e renderle fruibili anche per il futuro”.

Il Cristo ritrovato è il simbolo del riscatto e della rinascita di Firenze dopo la tragedia dell’alluvione. Il suo recupero è stato realizzato con la guida sapiente di Umberto Baldini, direttore del Laboratorio di restauro, e il contributo di decine di esperti, grazie all’utilizzo di tecniche innovative, come l’astrazione cromatica, che rappresentano veri e propri capisaldi nella storia del restauro moderno e che, attraverso la recente donazione, potranno essere ulteriormente documentate.

Le 589 diapositive illustrano tutte le complesse fasi dell’intervento: il lento processo di asciugatura del legno nella Limonaia di Palazzo Pitti, il trasferimento alla Fortezza da Basso, le delicatissime procedure di separazione del colore “scollando” per effetto dell’umidità ogni strato che costituiva l’opera e procedendo al restauro delle singole parti. Poi il processo di ricomposizione, utilizzando anche la fibra di vetro per assicurare l’insieme.

Mariani racconta che “si era creato un rapporto assolutamente speciale con il Crocifisso e con il numeroso gruppo di esperti che se ne prendeva cura. Abbiamo lavorato intensamente giorno dopo giorno per seguire le diverse fasi del restauro – spiega – allora la tecnologia fotografica non era evoluta come quella di oggi e con Paolo Chimenti abbiamo organizzato modalità originali e realizzato attrezzature artigianali per documentare al meglio l’immane lavoro condotto dai restauratori”.

Ottanta delle diapositive donate vennero scelte da Umberto Baldini e utilizzate il 15 dicembre 1976 per raccontare a 5 mila fiorentini che erano accorsi in Santa Croce lo straordinario intervento di recupero del Crocifisso. “Ancora mi viene la pelle d’oca a raccontarlo, tutti in silenzio di fronte alle nostre immagini che venivano proiettate in dissolvenza e poi l’applauso infinito”, ricorda emozionato Mariani.

 

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Franca Ciari

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