Provincia Novecento (1925-1960) I pittori di Empoli e la loro produzione artistica.

Provincia Novecento (1925- 1960)
La provincia di cui si parla è quella di Firenze che riguarda la piccola città di Empoli ed i suoi artisti che si espressero in quell’epoca, le cui opere hanno costituito oggetto della mostra Provincia Novecento la cui location è il complesso dell’Antico ospedale san Giuseppe che diventa accessibile dopo i lavori di restauro, tra l’altro ancora in corso. Sono tanti i ricordi di quel luogo, ora luogo del bello e dell’arte che gli artisti autoctoni hanno saputo esprimere in merito alla loro città di origine, una città prettamente operaia e per di più di provincia.
La mostra si snoda in otto sezioni dove 150 opere, alcune mai esposte prima e provenienti da collezioni pubbliche e private, sono esposte su pareti verdi, “pare” per rievocare la vocazione industriale vetraria dell’empolese valdelsa, pareti costruite per dare vita ad un percorso che si snoda attraverso i vari momenti storici che esprimono i movimenti artistici, anche se in arte non esistono movimenti ma opere che li giustificano.
L’arte è quella del Novecento i cui artisti si rivolgono a Giotto, Paolo Uccello, Masaccio, Piero della Francesca, anche se c’è chi scava in se stesso per tenere vivo il dialogo tra mente e cuore. Per esempio Ottone Rosai è attratto dal quotidiano del suo quartiere, dalla gente che pullula nelle vie e che frequenta le osterie e lui sicuramente è uno di loro. Anche i colori dei quadri dell’epoca spiccano per la prevalenza del chiaroscuro e per la gamma dei colori terrosi.
Soffermandoci sui pittori dell’epoca di Empoli e soprattutto sulla loro produzione artistica si intravede il collegamento con la realtà che si chiama “artigianato” dove emerge la società agraria – industriale dove la mezzadria viene evidenziata con immagini paesistiche connesse, oltre all’artigianato del vetro. Probabilmente con questa mostra si è voluto far conoscere un tratto delle arti figurative di una zona della toscana conferendole un senso ma soprattutto il senso che le ha voluto dare chi l’ha allestita, in otto zone accuratamente denominate.
Il viaggio inizia dall’ultima sezione “gli anni Cinquanta” : Baragatti decora il teatro Manzoni di Milano, Gemignani si dedica al realismo soffermandosi sul lavoro contadino nel dopo guerra, Faraoni e Alessandrini prediligono l’ introspettività di cui Mario Maestrelli ne era il maggior interprete,
Piero Gambassi e Luigi Boni che sperimentano le nuove tecniche dell’astrattismo.
Progredendo nel percorso ci troviamo nel dopo guerra dove i pittori empolesi esposero le loro opere in una mostra allestita alla biblioteca comunale con la consapevolezza che il futuro incombeva.
Eccoci ad ammirare i quadri raffiguranti il periodo 1943/44 dove i pittori non smisero mai di dipingere tanto che Maestrelli morì in battaglia, Carmignani fu imprigionato il Polonia, Ghino Baragatti e Terreni divennero partigiani, mentre Gemignani, Alessandrini, Viani, Rossi, Baragatti, Fucini e Tufi divennero soldati.
Prima che scoppiasse la guerra si resero protagonisti Piero Gambassi, Renato Alessandrini, ed Enzo Faraoni, tutti frequentanti dell’istituto d’arte di Porta Romana a Firenze. Ora siamo nel periodo 1930-1935, forse il periodo più importante e di crescita di questi pittori tanto che alcuni divennero allievi del maestro Soffici come Baragatti, Fucini, mentre altri si rifecero al Quattrocento toscano riprendendo la tecnica dell’affresco come fece Sineo Gemignani. Questo fu il loro momento di crescita artistica non più solo ed esclusivamente locale, provinciale, ma nazionale.
Passo dopo passo si arriva agli anni 1925-30, il periodo in cui questi pittori giovani acquisirono la consapevolezza di poter fare arte. Si ritrovavano in una stanza nell’orto dell’artista Virgilio Carmignani dove si incontravano per dipingere e parlare di pittura tanto che molti di loro si iscrissero all’istituto d’Arte di Porta Romana come Amleto Rossi, Ghino Baragatti, Loris Fucini, Sineo Gemignani, Renato Alessandrini, Enzo Faraoni, Cafiero Tuti, Piero Ubaldo Sedoni, Lorenzo Viani e Gino Terreni.
Il mio viaggio termina, che poi sarebbe l’inizio del percorso della mostra chiamata “preludi” dove sono esposte opere di Dante Vincelle e Nello Alessandrini, anche se non è ben chiaro in quale contesto vengono inseriti questi due pittori, il primo costretto a proporre le proprie opere al pubblico e alla critica parigina visto gli insuccessi locali oltre che l’incomprensione per i prodotti della sua arte (1932) ,mentre il secondo frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze e si forma guardando alle opere di Cézanne e Fattori, diventa insegnante e partecipa a molte importanti esposizioni nazionali. Nonostante la fuga a Parigi ,Vincelle tornò in Italia nel 1942 ed espose alla galleria “ Rotta” a Genova i suoi successi francesi tanto che i critici italiani si soffermarono sulle sue opere ma soprattutto rivolsero più attenzioni verso un artista autodidatta, maestro vetraio.
Il pittore Sineo Gemignani si espresse così in merito ai pittori della stanzina tratto dal catalogo : Mostra retrospettiva di Sineo Gemignani -Empoli Giugno 1974:
“verso gli anni 1929-30 fui affidato, benchè ragazzo alle dipendenze di un giovane maestro, il Carmignani, A quei tempi, salvo rare eccezioni, ognuno di noi alternava il lavoro allo studio e non per hobby. Mi sono diventati amici il ferrigno Tognetti, allora “famoso” per le sue esercitazioni dall’”Aurora”
del Reni, il “genio”muratore-pittore Mario Maestrelli e il pittore-meccanico Ghino Baragatti, conobbi pure a quei tempi l’artista maestro-vetraio Dante Vincelle ed il prof. Nello Alessandrini. In quegli anni verdi, dopo le fatiche scolastiche, quanti sottoscala, quanti oscuri bugigattoli e quanti battiscopa ho tinteggiato!
L’Equipe capeggiata da Carmignagni e composta da me, Maestrelli, dal Tognetti e saltuariamente da altri amici, ogni domenica pomeriggio , dalle 14 in poi , si riuniva per dipingere nature morte, fiori e figure ; in quest’ultimo caso fungeva da modello qualche malcapitato innocente, ignaro delle sottili torture della “posa” o qualche appassionato che era ben felice di offrire all’arte un piccolo olocausto.
Ovviamente l’autorevole maestro, di pochi anni maggiore di noi e liberamente scelto , ci trasmetteva la sua passione per Masaccio, Velasquez, Goya, Spadini, senza far mancare le necessarie puntate su Renoir, sui “nostri Macchaioli”, su Ensor e Kjokoschka e sul Soffici delle “scoperte e massacri”, citato “paragrafo per paragrafo”.
La mostra Provincia Novecento, che sta volgendo al temine, si puo’ definire una mostra che ha voluto esprimere l’arte pittorica di provincia con ben 150 dipinti che tutti insieme non sempre sono di facile interpretazione in relazione ai protagonisti pittori empolesi, volendoci trovare un nesso, oltre al fatto che si susseguono in spazi stretti su pareti verdi, e probabilmente sarebbero stati godibili in ambienti più ampi.
Quindi prendendo in considerazione un quadro e volendolo assimilare alla mostra, la cornice potrebbe rappresentare la location, l’allestimento e il quadro tutti i dipinti degli artisti empolesi: se il quadro mi appartenesse donerei la cornicee mi terrei il quadro , che rappresenta uno spaccato di arte del novecento in questa parte della vasta provincia di Firenze, ma con una identità propria.



