Cecilia Chiavistelli: un viaggio al fondo dell’immagine

Written by Redazione. Posted in CULTURA

Published on dicembre 07, 2017 with Comments"> Comments

I dipinti su carta di Cecilia Chiavistelli, si pongono come momento significativo di una lunga attività dell’artista, dopo i dipinti su tavola e un lungo periodo dedicato alle sue magnifiche “morandiane” sculture su carta. Molti artisti impegnati nel rinnovamento del linguaggio plastico, amano la carta che, attraverso le loro mani, muta fino a sembrare un medium completamente diverso. Altri invece amano farla apparire per ciò che è realmente, esaltandola, intagliandola o creando lavorazioni a strati. Cecilia Chiavistelli non usa la carta come supporto piatto da utilizzare solo come superficie. E’ piuttosto una stratificazione di fogli incollati che regala opere che s’impongono al tatto. L’artista riesce a creare dipinti di straordinaria consistenza che trascendono la fragilità della carta, evidenziando la tendenza a indagare e a sfruttare la vitalità organica della materia e le sue possibilità espressive. Se i valori tattili, insieme al movimento, sono dunque le qualità che permettono a un oggetto raffigurato di essere percepito come esistente, le opere di Cecilia Chiavistelli s’impongono come presenze che inducono quasi a toccarne la superficie e a cogliere l’antica vocazione dell’artista per la scultura.

Nei dipinti caratterizzati da un’ampia gamma di colori, si rileva la presenza di un segno che sembra articolarsi in una suggestiva narrazione che è fenomenologia di sensazioni e pensieri. Nelle sue opere su carta la superficie o, meglio, le superfici diventano uno spazio di germinazione che Cecilia Chiavistelli sembra esplorare per far emergere segni, sensazioni, fantasie che provengono dall’inconscio. L’artista si muove stilisticamente nell’ambito di una ricerca informale che non diviene mai pura astrazione lirica. C’è, infatti, una sensibilizzazione della superficie in termini emozionali che poggia sulla concretezza tutta toscana dell’artista. Con le sue opere mira a suggerire effetti spaziali del tutto inediti. Una pittura basata sul valore del segno, tra spontaneità e controllo, tra spunti grafici e pittorici. I dipinti sono vortici, forme in movimento, narrazioni di grande densità. Le superfici spesso rugose ed irregolari danno una forte sensazione di concretezza e al contempo creano con un riuscito accostamenti dei colori una grande forza espressiva che rivela la dinamica di un percorso creativo pressoché continuo. L’attuale ricerca è un momento di passaggio, tradisce un’ansia creativa di cui possiamo solo intuire ulteriori sviluppi, perché la ricerca e l’espressione artistica è per dirla con Merleau Ponty “come un passo nella nebbia: nessuno può dire dove e se da qualche parte condurrà”.

Alessandro Lazzeri

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