Si inaugura domani a Prato al Museo della Deportazione òa mostra “KZ Auschwitz – 432 Marian Kołodziej”
KZ Auschwitz – 432 Marian Kołodziej
Parole disegnate – memoria della deportazione politica
Al Museo della Deportazione di Prato e al Memoriale delle Deportazioni
di Firenze. Domani, 5 maggio alle 18, si inaugura a Prato la mostra diffusa
Prato, 4 maggio 2026 – Chiunque sia stato ad Auschwitz e sia sopravvissuto ad Auschwitz porterà per sempre il segno indelebile della tragedia umana che vi si è consumata. Vorrei suggerire allo spettatore: siate pazienti, leggete con pazienza tutto ciò che è scritto in questi disegni. Queste sono le mie “parole disegnate” per voi. Devono essere lette.
Sono parole di Marian Kołodziej, artista visivo polacco, scenografo teatrale e cinematografico di grande fama in Polonia, superstite dei campi di concentramento e di sterminio nazisti, protagonista della mostra diffusa dal titolo “KZ Auschwitz – 432 Marian Kołodziej – Parole disegnate. Memoria della deportazione politica Auschwitz 1940 – Ebensee 1945” che il Museo della Deportazione di Prato e il Memoriale delle Deportazioni di Firenze inaugurano domani, martedì 5 maggio alle 18 a Prato con la partecipazione dell’assessore alla Cultura della Memoria della Regione Toscana Alessandra Nardini, del presidente della Fondazione Museo della Deportazione Massimo Chiarugi, di Elżbieta Cajzer e Michele Andreola del Museo Statale di Auschwitz-Birkenau e del vice presidente di Aned Prato Diego Clemente.
Quello di Kołodziej è “uno sguardo ad Auschwitz attraverso il disegno”, dice lui stesso che non si tratta di arte, ma di parole racchiuse in disegni. Un’esposizione che si ispira alla serie “Klisze Pamięci” (Fotogrammi della memoria. I labirinti di Marian Kołodziej), conservata presso il monastero francescano di Harmęże, vicino a Oświęcim in Polonia. Comprende tre elementi originali in legno, per la prima volta in mostra in Italia, che raffigurano il declino dell’umanità e l’Apocalisse come rappresentazione dell’enormità della tragedia e della sofferenza vissuta nel campo di concentramento. Include anche repliche di disegni poco conosciuti e inediti, schizzi della realtà del campo, realizzati da Marian Kołodziej subito dopo la liberazione che raffigurano i temi del campo: punizioni, lavoro forzato, fame, sofferenza. Sono collocati in una cornice di legno che ricorda un fotogramma di pellicola, a simboleggiare il tentativo di catturare un ricordo, di immortalare un momento. L’idea che ispira l’autore è di ricercare ciò che è stato, ciò che rimane, ciò che si è evoluto nel tempo, ciò che è diventato un’immagine. Le scene non sono sequenziali ma fanno perdere l’orientamento di chi guarda e vive così un viaggio nella memoria dell’artista.
Promossa e finanziata dalla Regione Toscana e nata da un’idea di ANED Prato, l’esposizione è realizzata in collaborazione con il Museo Statale Auschwitz-Birkenau dalla Fondazione Museo e Centro di documentazione della Deportazione e Resistenza – Luoghi della Memoria Toscana nell’ambito del progetto “Dall’Italia ad Auschwitz. I luoghi della storia e delle memorie come strumento di formazione” e del Protocollo di intesa per la valorizzazione del Memoriale delle deportazioni di Firenze con l’ausilio dei curatori Michele Andreola, Luca Bravi ed Elena Bresci.
Il progetto si è realizzato grazie alla disponibilità del Museo Statale di Auschwitz Birkenau al prestito di opere originali di Marian Kołodziej, mai uscite dai depositi del Museo. In Italia riproduzioni della mostra “Fotogrammi della memoria. I labirinti di Marian Kołodziej” sono già state esposte varie volte, ma questa è la prima occasione in cui si possono apprezzare opere originali di Kołodziej fuori dalla Polonia.
L’idea di portare in Toscana la straordinaria storia di Marian Kołodziej è nata proprio in visita al Museo di Auschwitz-Birkenau, durante un percorso di formazione residenziale ad Oświęcim per operatori culturali, realizzato dalla Fondazione Museo della Deportazione e finanziato da Regione Toscana. Un’iniziativa per valorizzare l’eccezionalità del percorso di Kołodziej: tra i primi deportati ad Auschwitz e sopravvissuto fino alla liberazione nel campo di Ebensee, tra gli ultimi liberati in Europa.
Il campo di Ebensee è particolarmente importante per la memoria della deportazione politica toscana e soprattutto per quella pratese: grazie allo sforzo di alcuni dei pochi sopravvissuti (Roberto Castellani e Dorval Vannini in testa) la Città di Prato è gemellata da ormai quasi 40 anni con la Città di Ebensee, un impegno preso per far sì che le due comunità potessero realizzare insieme un percorso di memoria in nome dei valori della pace, della fratellanza tra i popoli, del rispetto dei diritti dell’uomo, della giustizia e della solidarietà.
Marian Kołodziej (1921–2009) fu deportato al campo di concentramento di Auschwitz con il primo trasporto di prigionieri politici polacchi, dove ricevette il numero 432. Nel marzo del 1944 fu trasferito al lavoro nel cosiddetto Lagermuseum, dove riuscì a dipingere, tra le altre cose, ritratti di prigionieri. Da Auschwitz, fu trasferito a Gross-Rosen e sottocampi, poi a Buchenwald, Sachsenhausen e successivamente a Mauthausen nel sottocampo di Ebensee, dove fu liberato dall’esercito americano il 6 maggio 1945. Quasi 50 anni dopo la guerra, nel 1993 l’artista fu colpito da un ictus, a seguito del quale iniziò a disegnare, come parte della sua terapia. Questo portò a far riemergere il passato vissuto durante la deportazione e la conseguente spinta incontenibile a testimoniare attraverso le immagini. Nasce così la creazione straziante della serie di opere “Fotogrammi della memoria. I labirinti di Marian Kołodziej”, testimonianza artistica del calvario vissuto nel campo di concentramento.
M.P.



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