Presentata nella conferenza stampa in Consiglio Regionale la sesta edizione di CertaldoArte
La rassegna CertaldoArte, ospitata nelle sale affrescate di Palazzo Pretorio, giunge quest’anno alla sesta edizione.
Negli anni ha visto esposizioni dedicate a grandi artisti toscani, da Gualtiero Nativi, Vinicio Berti, Giuseppe Chiari, Luigi Montanarini, Giampaolo Talani. Mostre con artisti internazionali, Helidon Xhixha e Milot, per poi passare attraverso le opere di arte digitale di Vincenzo Marsiglia e la mostra concettuale di Valentina Palazzari che ha chiuso la rassegna del 2025 dedicata a Giovanni Boccaccio, nel 650° anniversario della morte. Gli artisti che si avvicenderanno nell’edizione di Certaldo Arte26 sono: Oliviero Rainaldi, Alfredo Rapetti Mogol, Antonio Barbieri.
La Rassegna è stata presentata in Consiglio Regionale da Brenda Barnini, consigliera regionale, Giovanni Campatelli sindaco di Certaldo, Francesca Parri organizzatrice e coodinatrice del progetto espositivo per Exponent.
La prima mostra della rassegna, “In verso. Frammenti narrativi” di Oliviero Rainaldi, sarà inaugurata sabato 21 febbraio e si protrarrà fino al 17 maggio.
Il progetto riunisce oltre trenta opere tra lavori storici e recenti — alcuni inediti — offrendo uno spaccato significativo di una ricerca intensa e coerente, capace di far convivere classicismo e modernità in un linguaggio essenziale e riconoscibile.
Tra gli artisti della sua generazione che più hanno indagato il tema del sacro, Rainaldi rielabora i repertori iconografici della tradizione in una visione contemporanea: le immagini vengono sottratte alla narrazione per tornare a una dimensione primaria, quasi originaria. Il confronto con Palazzo Pretorio, antica sede del vicariato, dà vita a un dialogo serrato con la storia del luogo, attraverso un allestimento concepito “all’inverso” che invita il visitatore a sovvertire la direzione canonica del percorso e a interrogare il tempo come materia viva, reversibile e stratificata.
Olviero Rainaldi, nato nel 1956 a Caramanico Terme, in provincia di Pescara,i si forma all’Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova e successivamente all’Accademia dell’Aquila con Fabio Mauri. La sua ricerca, da sempre incentrata sulla figura umana, attraversa disegno, pittura e scultura, sviluppando un linguaggio essenziale e fortemente simbolico. Ha esposto in importanti sedi museali e istituzionali, tra cui la Galleria d’Arte Moderna di Bologna, Palazzo Venezia a Roma, il Museo Nazionale di Villa Pisani a Venezia, il Museo di Arte Contemporanea di Shanghai, la Petronas Gallery di Kuala Lumpur e la Venice International University in occasione della Biennale di Venezia. Il suo lavoro ha spesso dialogato con luoghi emblematici della storia dell’arte e dell’architettura, da Sant’Andrea al Quirinale al Tempietto del Bramante, fino al Pio Monte della Misericordia di Napoli. È stato insignito di numerosi riconoscimenti, tra cui il titolo di Accademico della Pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon, il Premio Personalità Europea e il Franco Cuomo International Award. Sue opere fanno parte di collezioni pubbliche internazionali, tra cui il Palazzo dell’ONU a Ginevra e la sede del Premio Nobel a Stoccolma.
Il 23 maggio, seconda tappa della Rassegna, sarà inaugurata la mostra “La parola salvata” di Alfredo Rapetti Mogol, la mostra proseguirà fino al 13 settembre.
Da celebri ‘scritture’ su tela agli ultimi lavori di scomposizione delle parole, tra cui alcuni inediti.
Circa trenta opere che testimoniano la costante ricerca di uno tra gli artisti contemporanei più prolifici e acclamati sulla scena italiana, la mostra è un diario più che un’antologia, dove le parole sono messaggio e chiave interpretativa
Le scomposizioni alfabetiche si materializzano su tela, piombo, cemento, carte antiche; la scrittura sul marmo. Previste oltre alle opere alcune installazioni artistiche site-specific. “La parola dipinta è la radice di tutto il mio lavoro. La declinazione di essa, in ogni forma affine alla mia sensibilità l’espressione visiva di questa ricerca ormai trentennale. “Cerco costantemente nelle mie esposizioni il dialogo con lo spazio e il tempo e nella mostra a Palazzo Pretorio, data la storia, la meraviglia e le continue suggestioni che questo luogo regala il rapporto tra volumi e opere diventa ancora più decisivo . Così attraverso materiali, tele, piombi, cotoni, pietre, cemento, carta e installazioni cercherò di abitare le sale con un respiro unico, eterogeneo nelle forme ma fatto della stessa sostanza. In cerca della bellezza e della sua salvezza”.
Alfredo Rapetti Mogol (Milano, 1961, vive e lavora a Milano) “Nell’arte si è liberi di essere se stessi, cosa che durante la vita normale non è facile per una serie di convenzioni sociali, perché magari uno vorrebbe dire una cosa ma non ci riesce. Nell’arte si può sempre fare la cosa giusta, si può riscrivere”. La formazione artistica di Alfredo Rapetti Mogol risente del clima famigliare, dove da generazioni si respirano musica, letteratura, poesia. Giovanissimo, Rapetti è introdotto dal nonno materno, Alfredo De Pedrini, Presidente dell’Associazione Arti Grafiche, nell’ambiente artistico milanese, maturando la passione per la pittura. Dal 1996, nello studio di Alessandro Algardi e Mario Arlati, Rapetti lavora quattro intensi anni, coniugando le sue due più grandi passioni: la scrittura e la pittura, intendendole quali visualizzazioni del processo mentale e psicologico. Grazie ad una tecnica particolare, detta impuntura, l’azione del dipingere si fonde così con l’atto dello scrivere, e le parole iniziano ad essere segnate non solamente su fogli ma anche nelle tele. Segni, tracce, graffiti di un’umanità creativa e consapevole, le opere di Rapetti proseguono quell’ideale tragitto di una scrittura pittorica che tanto più è universale, quanto più sa frantumarsi e confrontarsi con i secoli della storia dell’arte, dalle avanguardie storiche al concettuale, passando per le esperienze spazialiste di Lucio Fontana e le grafie astratte degli anni Cinquanta. Trovata la forma espressiva congeniale alla sua poetica, fra la fine degli anni Novanta ed oggi è davvero notevole l’attività espositiva, sia personale che collettiva, conseguita dall’artista, instancabile come la sua opera sempre in viaggio fra l’Italia e il resto del mondo: universale, appunto. Da Duccio Trombadori a Gianluca Ranzi, da Luciano Caprile a Maurizio Vanni, la critica più attenta ha saputo leggere in Alfredo Rapetti quella tensione costante ad una ricerca tesa fra Oriente e Occidente, fra preghiera e mantra, poesia e prosa; “naturale” punto di arrivo è nel 2007 l’invito ad esporre alla 52° Biennale di Venezia, nel Padiglione della Repubblica Araba Siriana, in occasione della mostra “Sulle vie di Damasco” curata da Duccio Trombadori, e nel 2011 alla 54° Biennale di Venezia, ” Padiglione Italia” curata da Vittorio Sgarbi.
L’ultima mostra della rassegna, “La materia della vita” di Antonio Barbieri, sarà inaugurata il 26 settembre e sarà visitabile fino all’ 8 febbraio 2027.
“La materia della vita” sintetizza efficacemente la tensione che attraversa l’intera ricerca di Barbieri, un movimento che parte dal suolo, dalla raccolta concreta del dato ambientale e dall’osservazione dei fenomeni naturali, per spingersi verso dimensioni astratte, computazionali e speculative, dal radicamento terrestre allo slancio verso sistemi più ampi, quasi cosmici. In questo spazio intermedio, le sculture di Barbieri si configurano come forme sospese tra origine e proiezione, tra ciò che è misurabile e ciò che resta in costante trasformazione, rendendo visibile il legame profondo tra i cicli della natura e i processi generativi che ne amplificano e reinterpretano il divenire.
La mostra è un’ampia rassegna che presenta differenti tipologie sculture di varie dimensioni, per la maggior parte inedite e concepite appositamente per gli ambienti di Palazzo Pretorio.
Antonio Barbieri (Grosseto, 1985) è uno scultore che fonda la propria ricerca sull’elaborazione di dataset ambientali, raccolti attraverso la misurazione di fenomeni naturali — climatici, fisici, energetici — e successivamente trasformati tramite algoritmi di sua invenzione. Questi processi computazionali non svolgono una funzione meramente esecutiva, ma agiscono come dispositivi generativi capaci di tradurre il dato in forme ricorsive ed evolutive, in costante divenire, profondamente attinenti alle logiche di crescita, adattamento e trasformazione del mondo naturale.
La sua pratica si colloca in una zona di tensione tra controllo e imprevedibilità: se da un lato il dato ambientale e l’algoritmo introducono una struttura rigorosa, dall’altro il risultato formale conserva una componente di instabilità, di errore e di deviazione, che Barbieri accoglie come parte integrante del processo. Le sue sculture non rappresentano la natura, ma ne simulano i comportamenti, rendendo visibili sistemi complessi, stratificati e non lineari.
Dichiarazione di Giovanni Campatelli: “Qualcuno potrebbe domandarsi quale sia il legame tra l’arte contemporanea e un borgo medievale come Certaldo Alto, racchiuso dalle sue mura e dominato dal suo Castello. In realtà, è proprio qui che si crea un’assonanza profonda. L’arte contemporanea, con il suo linguaggio innovativo, dialoga con la storia, la pietra, le stratificazioni secolari del nostro borgo. Non si tratta di un contrasto, ma di un incontro fecondo tra epoche: il Medioevo che custodisce la memoria e il contemporaneo che interpreta il presente. Palazzo Pretorio diventa così uno spazio vivo, dove la storia non è solo conservazione, ma stimolo alla creatività.
Le mostre che si sono succedute in questi anni rappresentano un investimento continuo nella cultura come leva di sviluppo, coesione e identità. È una scelta che guarda al futuro, senza mai perdere il rispetto e l’amore per la nostra storia.
Certaldo è orgogliosa di contribuire, insieme alla Regione Toscana, a un progetto culturale che unisce territorio, istituzioni e comunità nel segno della bellezza e della conoscenza.”
Dichiarazione di Francesca Parri: “Per il sesto anno consecutivo ho il piacere di aver organizzato il progetto espositivo CertaldoArte. Le opere degli artisti della Rassegna, saranno allestite nelle sale di Palazzo Pretorio, location, importante e suggestiva per ospitare mostre ed installazioni artistiche. Certaldo Alto è un borgo d’arte dove tutto trasuda storia e bellezza, un onore poter allestire delle mostre in un luogo così evocativo. L’antico borgo medievale e in particolare Palazzo Pretorio si prepara ad accogliere il visitatore per trasportarlo in una dimensione artistica tra passato e presente, tra arte medievale e arte contemporanea”.
Le mostre sono promosse dal Comune di Certaldo e patrocinate dal Consiglio Regionale della Toscana, con il coordinamento e il progetto di allestimento di Exponent.
CertaldoArte26 sarà inaugurata sabato 21 febbraio con la mostra delle opere di Oliviero Rainaldi, sarà visitabile nell’orario di apertura dei musei comunali.
