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Metamotus”: i monumentali Flying Horses di Antonio Signorini a Peccioli|Domani l’inaugurazione

Arte e natura in perfetto equilibrio:
Metamotus conduce a Peccioli
i Flying Horses di Antonio Signorini

Peccioli (PI)|07.07.2026

Plasmare il vuoto dando forma alla materia grezza, aggiungendo o sottraendo qualcosa secondo l’idea dell’Artista che si muove sul territorio di ciΓ² che Γ¨ possibile, ma non Γ¨ stato ancora immaginato.

Nasce cosΓ¬ Metamotus – parola composta dal greco meta e dal latino motus –, il nuovo progetto artistico dell’artista internazionale Antonio Signorini che, con la curatela del Direttore scientifico del Museo della Grafica di Pisa Alessandro Tosi, unisce trasformazione e attraversamento, mutamento e tensione, permanenza e divenire. Non Γ¨ la forma compiuta, bensΓ¬ il processo attraverso il quale ogni forma continua a generarsi.

Di questo estremo sviluppo sono protagonisti Arcturus e Sun, non solo due stelle, bensΓ¬ The Flying horses – monumentali cavalli bronzei realizzati da Signorini – che da domani, mercoledΓ¬ 8 luglio, daranno il benvenuto nella cittadina di Peccioli, il comune della provincia di Pisa che ha fatto dell’arte contemporanea una progettualitΓ  in continua evoluzione ed espansione.

Promosso da Belvedere spa, Macca (Museo d’Arte Contemporanea a Cielo Aperto), Fondazione Peccioliper e Comune di Peccioli, il progetto vede le sculture monumentali di Signorini giungere a Peccioli dopo un lungo percorso attraverso luoghi, culture e geografie differenti. Nelle intenzioni dell’Artista c’è la volontΓ  di aprire una nuova conversazione, generare nuove domande, aggiungere nuove possibilitΓ  di lettura a un percorso che continua a espandersi verso l’infinito. Per Signorini, infatti, l’opera concepita e realizzata non appartiene mai a un luogo in modo esclusivo. Ogni contesto la trasforma e, allo stesso tempo, viene trasformato dalla sua presenza. Non a caso nel paesaggio aperto di Peccioli, dove l’orizzonte sembra estendersi oltre il visibile e dove arte, architettura, memoria e territorio dialogano costantemente tra loro, i Flying Horses generano una nuova costellazione di significati.

Le due imponenti opere d’arte, molto diverse tra loro e slanciate nell’atto di concludere il superamento di un immaginario ostacolo, saranno visibili h24, ma indubbiamente la loro apparenza risentirΓ  del continuo alternarsi di notte e dΓ¬ e dell’illuminazione naturale e di quella artificiale, risentiranno sia dei toni ora vividi, ora opachi della natura – che farΓ  da quinta alle opere – nell’inarrestabile susseguirsi delle stagioni, sia del quotidiano tempo meteorologico, offrendo letture del connubio β€œarte-natura” assolutamente inaspettate.

Per tutti questi motivi non Γ¨ un caso che questo dialogo avvenga proprio qui.

Nel corso degli ultimi decenni Peccioli ha costruito una delle esperienze culturali piΓΉ originali del panorama europeo, trasformando il proprio territorio in un organismo nel quale arte contemporanea, architettura, paesaggio e vita quotidiana convivono in una relazione organica e in continua evoluzione.

PiΓΉ che un luogo espositivo, Peccioli Γ¨ una forma di pensiero applicata al territorio, un laboratorio permanente nel quale l’arte non viene aggiunta al paesaggio, ma partecipa alla sua continua evoluzione diventandone parte integrante.

Ed Γ¨ nell’ambito di questo rapporto che avviene l’istallazione dell’opera monumentale, dove l’Artista affronta simultaneamente temi che appartengono alla storia dell’arte, alla filosofia e all’ingegneria, dando vita a una riflessione sulla libertΓ , sull’equilibrio e sulla capacitΓ  dell’essere umano di superare i propri limiti.

I numeri dell’arte

L’opera monumentale di Antonio Signorini in realtΓ  si compone di due elementi le cui dimensioni sono notevolissime: quasi 11 metri di altezza per due tonnellate di peso ciascuno. I cavalli sono sorretti e mantenuti in equilibrio da una zavorra che occupa un quadrato di 10 metri di lato. La quota di posa del basamento Γ¨ di -45 centrimetri rispetto alla quota conclusiva. La finitura finale, che ha consentito di portare la quota finita del basamento a contatto con gli zoccoli dei cavalli, Γ¨ realizzata in ghiaia nera.

Il tutto a sua volta poggia su un basamento realizzato in terra battuta, le cui dimensioni totali nord-sud sono circa di 50 metri mentre in larghezza (direzione est-ovest) circa 41 metri. In realtΓ  il basamento ha la forma di una stella a quattro punte non per motivi legati a una simbologia particolare, ma per ragioni di stabilitΓ  ed efficienza del lavoro.

La parte in terra battuta del basamento, precisamente le punte della stella, in modo naturale sarΓ  colonizzata da essenze erbose autoctone che inerbiranno con il tempo il terreno scolpito.

Simbologia del cavallo

Fin dall’antichitΓ  il cavallo Γ¨ stato associato alla forza, al potere, alla velocitΓ  e alla conquista. Signorini sceglie invece di allontanarsi radicalmente da questa tradizione. I suoi cavalli non appartengono alla terra, non sono animali da cavalcare, non celebrano la vittoria,nΓ© il dominio. Essi appaiono come presenze sospese tra materia e immaginazione, tra realtΓ  e sogno, creature che sembrano provenire da una dimensione nella quale il tempo perde la propria linearitΓ  e il viaggio diventa piΓΉ importante della destinazione.

Per l’Artista, i cavalli sono innanzitutto suono, luce ed energia in movimento. Le loro forme slanciate evocano corpi celesti in attraversamento, stelle che percorrono il firmamento seguendo traiettorie invisibili e infinite. Non raccontano una partenza, nΓ© un arrivo. Non esiste una meta finale. Esiste solo il movimento continuo, la tensione verso l’oltre, il desiderio di proseguire il cammino al di lΓ  di ogni orizzonte conosciuto.

Questa dimensione cosmica trova espressione anche nei nomi delle due sculture monumentali: Arcturus e Sun. Arcturus prende il nome da una delle stelle piΓΉ luminose del cielo notturno, utilizzata per secoli come punto di orientamento da navigatori e viaggiatori. Sun richiama invece il Sole, origine della luce e dell’energia che rendono possibile la vita. Insieme, i due cavalli incarnano le due grandi forze che accompagnano ogni esistenza umana: da una parte la ricerca, il viaggio, l’esplorazione dell’ignoto; dall’altra la luce, la vitalitΓ  e la forza creatrice che alimentano quel viaggio. Arcturus e Sun non sono dunque semplici nomi, ma elementi essenziali della costruzione simbolica dell’opera. Come le stelle da cui derivano, i cavalli di Signorini sembrano attraversare il tempo senza appartenere a un luogo preciso, trasformandosi in metafore universali della libertΓ  e della conoscenza.

La gravitΓ  non Γ¨ grave

Uno degli aspetti piΓΉ affascinanti dell’opera risiede nella sua duplice sfida alla gravitΓ . La prima Γ¨ immediatamente percepibile. Una scultura alta oltre dieci metri e dal peso di circa due tonnellate sembra trovare un equilibrio impossibile, trasmettendo allo spettatore una sensazione di leggerezza, di equilibrio che contraddice la massa reale della materia. Dietro questa apparente semplicitΓ  si cela un lavoro ingegneristico di straordinaria complessitΓ . Strutture interne portanti progettate su misura, sistemi invisibili di distribuzione dei carichi, verifiche statiche e dinamiche avanzate, studi sulle sollecitazioni del vento e fondazioni dedicate rendono possibile ciΓ² che, a prima vista, sembrerebbe irrealizzabile. L’ingegneria qui diventa parte integrante del linguaggio artistico e l’equilibrio non Γ¨ soltanto rappresentato, ma realmente costruito.

Esiste tuttavia una seconda sfida alla gravitΓ , piΓΉ profonda e meno evidente. La parola stessa β€œgravità” condivide la propria radice con ciΓ² che Γ¨ grave, pesante, difficile. Signorini trasforma questo concetto fisico in una riflessione esistenziale. La gravitΓ  diventa metafora delle paure, delle convenzioni, delle rigiditΓ  e delle difficoltΓ  che accompagnano la vita umana. I Flying Horses invitano invece alla leggerezza dello spirito, alla libertΓ  del pensiero, alla capacitΓ  di osservare il mondo con meraviglia, ironia e apertura. Non si tratta di superficialitΓ , bensΓ¬ di quella leggerezza profonda che consente all’essere umano di attraversare la complessitΓ  dell’esistenza senza esserne schiacciato.

In questa prospettiva, l’opera rifiuta la concezione tradizionale della vita come una linea retta che conduce ordinatamente dalla nascita alla morte. Antonio Signorini non crede nella geometria lineare dell’esistenza. Non crede che il percorso umano possa essere racchiuso in una traiettoria prevedibile, definita o prestabilita. La vita, nella sua visione, Γ¨ fatta di deviazioni inattese, di cadute e risalite, di svolte improvvise, di percorsi che si interrompono e ricominciano altrove. È composta da curve, spirali, iperboli e traiettorie imprevedibili che sfuggono a ogni schema rigido. I Flying Horses incarnano proprio questa idea di libertΓ . Non avanzano verso una destinazione prestabilita, ma esplorano continuamente nuove possibilitΓ . Il loro movimento ascensionale non rappresenta un arrivo, bensΓ¬ una ricerca incessante. Non esiste una meta definitiva. Esiste il viaggio, con tutte le sue trasformazioni, i suoi imprevisti e le sue meraviglie.

È proprio in questa tensione tra peso e leggerezza, tra tecnica e poesia, tra materia e luce, che risiede la straordinaria forza dei Flying Horses. Le sculture di Signorini riescono infatti a compiere una delle operazioni piΓΉ rare nell’arte contemporanea: trasformare un problema strutturale estremo in un’esperienza emotiva e spirituale. Lo spettatore non osserva semplicemente due monumentali cavalli in bronzo. Osserva un’idea resa visibile. Osserva la possibilitΓ  di elevarsi al di sopra del peso del mondo senza smettere di avanzare.

Come stelle che attraversano il cielo da tempi immemorabili, Arcturus e Sun continuano il loro volo senza fine. Non appartengono alla terra nΓ© al cielo. Appartengono al viaggio. Ed Γ¨ proprio in questo viaggio infinito, sospeso tra realtΓ  e immaginazione, tra ciΓ² che siamo e ciΓ² che potremmo diventare, che si manifesta l’essenza piΓΉ profonda del pensiero di Antonio Signorini.

Biografia artistica di Antonio Signorini

Nato a Pisa nel 1971, Antonio Signorini appartiene a quella rara categoria di artisti per i quali la pratica creativa non rappresenta una professione nΓ© una disciplina specifica, ma una condizione permanente della vita.

La sua ricerca si sviluppa a partire dalla consapevolezza che nessuna forma espressiva possa esaurire la complessitΓ  dell’esperienza umana e che nessun linguaggio artistico sia sufficiente, da solo, a contenere il movimento del pensiero. Per questo motivo Signorini attraversa costantemente i diversi territori dell’arte senza stabilirsi definitivamente in nessuno di essi.

Disegno, pittura, scultura, incisione, modellazione, scrittura, materia, segno e progetto non costituiscono ambiti separati, ma strumenti necessari di una ricerca che rimane aperta e in continua trasformazione.

In tal senso la pratica artistica di Signorini assume il carattere di una ricerca infinita. Non procede verso una sintesi finale nΓ© verso una forma ideale da raggiungere. Si sviluppa piuttosto come un attraversamento continuo, nel quale ogni linguaggio apre il successivo e ogni opera contiene giΓ  la necessitΓ  di un nuovo inizio.

Disegnatore, pittore, scultore e ricercatore della forma, Signorini ha costruito nel corso di oltre tre decenni una ricerca che intreccia arte, antropologia, memoria, linguaggio, monumentalitΓ  e filosofia, sviluppando una visione profondamente personale e riconoscibile.

La sua storia artistica inizia molto prima della scultura. Fin dall’infanzia il disegno diviene una necessitΓ  quotidiana, un modo di interrogare il mondo prima ancora che di rappresentarlo. Ancora oggi il disegno occupa una parte essenziale della sua vita. Disegna ogni giorno, spesso nelle prime ore del mattino, durante i viaggi, negli aeroporti, sui treni, negli atelier e nei luoghi piΓΉ disparati.

Per Signorini il disegno non rappresenta una fase preparatoria dell’opera. È un linguaggio autonomo, una forma di pensiero che puΓ² trasformarsi liberamente in pittura, scultura, incisione, scrittura o semplice riflessione visiva. È il luogo in cui l’intuizione precede la spiegazione e nel quale la forma appare spesso prima che il pensiero riesca a definirla. Questa centralitΓ  del segno Γ¨ legata a un interesse che attraversa l’intera sua ricerca: l’origine del linguaggio simbolico dell’uomo.

Per Signorini l’arte non rappresenta uno strumento attraverso il quale l’uomo possa trovare una collocazione definitiva nel mondo. Al contrario, essa testimonia l’impossibilitΓ  di una posizione stabile e conclusiva.

L’opera diviene una traccia lasciata all’interno di un processo che non si conclude mai, una testimonianza temporanea di un viaggio che continua oltre chi l’ha generata.

Sebbene il suo nome sia oggi associato soprattutto alla scultura monumentale, la sua pratica si sviluppa attraverso una pluralitΓ  di linguaggi. Accanto alle grandi opere pubbliche realizza costantemente dipinti, disegni, incisioni, opere su carta e sculture di dimensioni medie e piccole, utilizzando legno, bronzo, marmo, travertino, metalli ossidati e materiali sperimentali.

La pittura e il disegno continuano a occupare un ruolo centrale nella sua ricerca quotidiana. Non costituiscono attivitΓ  preparatorie, ma forme espressive autonome, attraverso le quali l’artista continua a esplorare gli stessi temi che attraversano la sua produzione monumentale.

Nel corso del tempo Signorini sviluppa un linguaggio immediatamente riconoscibile, caratterizzato da una costante tensione tra peso e leggerezza, permanenza e trasformazione, materia e movimento. Cavalli ascensionali, guerrieri archetipici, figure umane simboliche e forme sospese nello spazio compongono un universo visivo nel quale la materia sembra costantemente tendere verso una condizione di leggerezza.

Tra tutti i temi presenti nella sua opera, il concetto di equilibrio occupa una posizione privilegiata. L’influenza della Torre Pendente di Pisa, osservata durante l’infanzia, e la lunga pratica del judo contribuiscono a sviluppare questa visione. Ricorda ancora oggi con particolare affetto una frase pronunciata dal suo maestro Guy Ruelles: Β«Da bambino eri molto bravo a togliere l’equilibrio agli altri per farli cadere. Hai poi passato tutta la vita cercando l’equilibrio per fare stare in piedi le tue opereΒ».

Le sue sculture monumentali nascono dall’incontro tra intuizione artistica e ricerca ingegneristica. La collaborazione con ingegneri strutturali altamente specializzati consente la realizzazione di opere che sembrano sfidare costantemente la gravitΓ  e i limiti della materia. L’ingegneria, nella sua pratica, non rappresenta un supporto tecnico esterno all’opera. Diviene parte integrante del linguaggio artistico stesso.

Oggi Antonio Signorini Γ¨ riconosciuto per una produzione che unisce monumentalitΓ  e intimitΓ , memoria e innovazione, forza e leggerezza.

Attraverso il segno, la forma e la scultura, Signorini continua a esplorare una delle questioni piΓΉ profonde dell’esperienza umana: la possibilitΓ  di lasciare una traccia all’interno di un viaggio che non possiede nΓ© origine definitiva nΓ© destinazione conclusiva.

Il Curatore

Alessandro Tosi (Pisa, 1959) svolge la sua attivitΓ  didattica e di ricerca nel Dipartimento di CiviltΓ  e Forme del Sapere dell’UniversitΓ  di Pisa come Professore Associato di Storia dell’Arte moderna.

Presidente del Corso di studio in β€œScienze dei Beni Culturali” dal 2003 al 2006, presidente del consiglio aggregato dei Corsi di laurea in β€œScienze del Turismo” e β€œProgettazione e Gestione dei Sistemi Turistici Mediterranei” dal 2008 al 2014 e dal 2021 al 2023, attualmente Γ¨ Vicepresidente del Sistema Museale di Ateneo dell’UniversitΓ  di Pisa.

Dal 2007, con nomina del Rettore dell’UniversitΓ  di Pisa, Γ¨ Direttore Scientifico del Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi (Comune di Pisa, UniversitΓ  di Pisa), struttura che ospita le collezioni del Gabinetto Disegni e Stampe dell’UniversitΓ  di Pisa.

La sua attivitΓ  di ricerca Γ¨ rivolta a temi della cultura artistica in etΓ  moderna e contemporanea, con particolare attenzione alle relazioni tra arte e scienza, alla storia del disegno e dell’incisione, alla storia del giardino. Su tali argomenti ha prodotto volumi, saggi, articoli e prodotti multimediali.
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