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Il Carnevale di Ottana, rito e mistero nelle foto di Mario Lensi

Il Carnevale di Ottana,  rito e mistero nelle foto di Mario Lensi
Sabato 19 febbraio all’Oratorio di San Carlo apertura della mostra,
che racconta uno dei carnevali italiani più antichi

Il rito e il mistero di uno dei Carnevali più antichi d’Italia. Una festa di rinnovamento, come si conviene alla tradizione del Carnevale, che affonda le sue origini nel mondo agro pastorale. E’ questo il biglietto da visita della mostra “Il Carnevale di Ottana”, reportage fotografico curato da Mario Lensi del Gruppo Fotografico “Giglio Rosso”, che sarà aperta all’Oratorio di San Carlo a partire da sabato 19 febbraio (ore 10.00).

La mostra, che gode del patrocinio del Comune di Castelfiorentino, presenta una trentina di scatti realizzati nel 2020 dall’autore a Ottana, nel cuore della Sardegna, dove si tiene una delle tradizioni carnevalesche più antiche e perciò anche maggiormente interessanti da un punto di vista antropologico. Al centro del Carnevale è la vita quotidiana del mondo contadino, nel quale le maschere interpretano gli uomini (“sos merdùles”) oppure animali come buoi (“sos boes”), maiali (“sos porcos”) asini (“sos molentes” e così via. Non manca, come è tipico della tradizione carnevalesca (che è, essenzialmente, festa di rinnovamento)  la figura della “vecchia” (“Sa filonzana”) di cui tutti hanno paura e che incarna il passato che muore rispetto allo stato nascente del Carnevale, simbolo dell’alternanza delle stagioni. A interpretare la vecchia è in realtà un uomo, un’inversione di ruoli che cela il più arcaico principio connaturato nel carnevale: l’attuazione cioè del meccanismo del rovesciamento, attraverso il quale è possibile divenire ciò che normalmente non si potrebbe mai essere, rinnegando l’ordine, i ruoli e le gerarchie precostituite che ingabbiano l’essere umano in quanto individuo sociale.

Tra i punti di forza del Carnevale di Ottana va ricordata, infine, la partecipazione di tutti i bambini, che vengono coinvolti dai genitori e indotti a coltivare questa tradizione, per far sì che possa essere tramandata di generazione in generazione.

“Le immagini – spiega Mario Lensi, del gruppo fotografico “Giglio Rosso” – narrano il mistero ed il profondo delle maschere nella tradizione barbaricina, dall’intimità dei preparativi fino alla sfilata notturna tra i fuochi. Veri e propri riti ancestrali, tramandati oralmente fin dalla notte dei tempi. Un’ esperienza coinvolgente ed avvolgente, da vivere per assaporarne gli echi lontani”.

“Siamo felici – sottolinea il Vicesindaco con delega alla Cultura, Claudia Centi – di patrocinare questo nuovo evento del Gruppo Fotografico “Giglio Rosso”, che attraverso le belle immagini realizzate da Mario Lensi ci porta a conoscere e a scoprire una delle tradizioni carnevalesche che sono sopravvissute nel corso dei secoli. Un invito a cogliere l’essenza più autentica del Carnevale e delle sue origini, ricche di fascino e mistero”.

La mostra rimarrà aperta fino a domenica 27 febbraio osservando il seguente orario: sabato e domenica ore 10.00-12.00, 16.00-19.00; tutti gli altri giorni solo il pomeriggio ore 16.00-19.00.


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Franca Ciari

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