67° Festival dei Popoli: “Le cose che posso cambiare” di Serena Manelli e Federico Micali in prima nazionale a Firenze, film documentario sulla parità di genere raccontata da 10 adolescenti

LE COSE CHE POSSO CAMBIARE
un film documentario di Serena Mannelli e Federico Micali
IN ANTEPRIMA ASSOLUTA AL 67. FESTIVAL DEI POPOLI
in programma nella sezione Popoli Next Generation 2026
In sala a Firenze, al Cinema La Compagnia domenica 8 novembre alle ore 11
“Non voglio più accettare le cose che non posso cambiare:
voglio poter cambiare ciò che non accetto”
Angela Davis
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Firenze, 19 ottobre – Cosa possiamo davvero cambiare, quando parliamo di parità di genere? È questa la domanda al centro de “Le cose che posso cambiare”, il film documentario di Serena Mannelli e Federico Micali, che ne firma anche la regia, con al centro un gruppo di ragazzi e ragazze impegnati in un percorso di confronto e ricerca sugli ostacoli alla parità di genere, proiettato, in anteprima assoluta alla 67a edizione del Festival dei Popoli, il festival internazionale del cinema documentario, selezionato nella sezione Popoli Next Generation, domenica 8 novembre, al cinema La Compagnia alle ore 11. Il film tornerà poi in sala a La Compagnia anticipando la distribuzione nazionale con una uscita/evento nei giorni intorno al il 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (informazioni www.lecosechepossocambiare.it). La produzione è a cura di DNArt con Giovanni Ciardulli e Angelo Geniotal, con il sostegno di Regione Toscana e il supporto di ACF Fiorentina e la sponsorizzazione dell’azienda Knauf Insulation.
Il film si sviluppa attraverso lo sguardo, l’esperienza e il confronto diretto di un gruppo di dieci adolescenti – Orlando; Ada; Federico; Duccio; Dalia; Vittoria; Leone; Emma; Teresa e Giacomo – impegnati in un percorso di ricerca sugli ostacoli alla parità di genere. Attraverso discussioni, attività e incontri nelle scuole, i ragazzi e le ragazze iniziano a interrogarsi sui modelli che attraversano il loro quotidiano e che influenzano, spesso inconsapevolmente, pensieri e comportamenti.
Nel film, la potente frase di Angela Davis — «Non voglio più accettare le cose che non posso cambiare: voglio poter cambiare ciò che non accetto» — diventa un vero e proprio faro guida: le e i protagonisti la tengono dentro di sé e la fanno propria, punteggiando il racconto nei linguaggi e nei gesti. Un legame profondo tra immagini e contenuto visibile fin dal manifesto del film, i cui profili ritraggono proprio i dieci giovani protagonisti del documentario.
I testi dei brani di musica trap, la rappresentazione di genere all’interno dei film, dell’arte e dello sport, l’uso del corpo della donna (e di quello dell’uomo) nelle pubblicità, ma anche il linguaggio da spogliatoio e il “cat calling”, il consenso, le molestie verbali, le prospettive lavorative, il pay gap: il gruppo esplora le radici culturali della disparità e della violenza di genere, mettendo in discussione ciò che fino a quel momento era apparso normale. E affiora forte la consapevolezza che molti stereotipi di genere proiettino il loro condizionamento fin dall’infanzia, con la divisione tra i giochi e sport da maschi e da femmine, i colori rosa e azzurro, i principi coraggiosi e le graziose principesse da salvare. Da qui il discorso passa anche all’interno di alcuni laboratori nelle scuole con studenti e studentesse più piccoli, dove questi modelli emergono con ancora maggiore chiarezza, mostrando come gli stereotipi si formino fin dall’infanzia e si trasmettono nel tempo.
È così che prende forma l’immagine della piramide della violenza: una struttura che ha al vertice gli episodi più estremi, ma che si regge su una base ampia fatta di parole, gesti e abitudini quotidiane. Smontarla significa partire proprio da lì: dalle cose che si possono cambiare.
Il documentario è la terza fase di un lavoro di preparazione su stereotipi e parità di genere che è partita dalla realizzazione del cortometraggio “Mi piace Spiderman… e allora?” tratto dall’omonimo libro di Giorgia Vezzoli e prodotto sempre da DNART con la regia di Federico Micali. Dalle numerose proiezioni del corto, in contatto con famiglie e docenti, è nata l’idea di fornire il mondo della scuola con strumenti utili ad azioni educative per la partecipazione attiva verso la parità del genere: con il supporto del Bando CERV della Commissione Europea, la produzione, con Mannelli e Micali, ha quindi realizzato stereotipidigenere.eu – genderstereotypes.eu, un kit didattico multimediale a disposizione dei docenti per smontare gli stereotipi di genere, soprattutto attraverso una serie di strumenti ed esercizi tesi a stimolare un approccio critico e creativo.
“Lo studio di questi esercizi – si legge nelle note di regia – il confronto con gli studenti, l’approfondimento con esperti ed esperte ci hanno reso chiaro come potrebbe essere efficace e importante inquadrare e raccontare l’approccio dei ragazzi e delle ragazze al tema, ascoltarne riflessioni e scoprire il loro modo di confrontarsi con altri per smascherare le radici degli stereotipi di genere e trovare gli strumenti per smontarli. Abbiamo avuto modo di testare all’interno delle scuole le schede didattiche ideate con il team di esperti di stereotipidigener.eu per facilitare una didattica attiva sul tema e stimolare il pensiero critico di studenti e studentesse. La loro risposta è stata la scintilla che ha dato il via all’ideazione di questo documentario che avrà lo scopo di condividere con il pubblico i diversi punti di vista che spiegano molto l’origine di stereotipi e violenza di genere, tramandata da contesti mediatici e famigliari. Un viaggio tra linguaggio, colori, musica, film, professioni, pubblicità e ruoli di genere, cercando di porre le basi per un contrasto a tutto ciò che è ostativo all’obiettivo della parità di genere”.
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Federico Micali, regista e sceneggiatore fiorentino, ha realizzato diversi film che spaziano tra finzione e documentario cinematografico. Tra i più noti, L’Universale, con Francesco Turbanti, Matilda Lutz, Claudio Bigagli, e Maurizio Lombardi, sulla fantastica storia del Cinema Universale di Firenze. Il film è uscito in sala il 12 Aprile 2016 ottenendo un ottimo riscontro di e critica e pubblico arrivando secondo in media/copia box office Italia nella settimana di uscita e vincendo il premio come miglior film al Festival Nice Moscow 2017. “Le Chiavi di una Storia – La Comunità dell’Isolotto” è il suo lavoro più recente, presentato al Festival dei Popoli del 2022 e successivamente distribuito in sala. Nel 2021 sono usciti sia Looking for Negroni, prodotto da Rai Cinema, sia Firenze Sotto Vetro, distribuito worldwide da Prime Video, che raccoglie video realizzati durante il 2020 da migliaia di persone. Tra i lavori meno recenti hanno avuto ampia diffusione “99 Amaranto”, “Genova Senza Risposte” sul G8 di Genova e “L’Ultima Zingarata” omaggio a Mario Monicelli, presentati entrambi nelle sezioni del Festival di Venezia rispettivamente nel 2001 e nel 2010. Con DNART ha realizzato “Mi piace Spiderman e allora?” un corto contro gli stereotipi di genere, vincitore di numerosi premi tra cui il Tokyo Kineko Film Festival e il Giffoni Macedonia.
Serena Mannelli è autrice, insegnante e operatrice teatrale, attiva nel teatro contemporaneo e nella pedagogia teatrale. Si forma all’Università degli Studi di Firenze, in Musica e Spettacolo, e alla scuola triennale Laboratorio Nove, dove approfondisce il lavoro dell’attore e le pratiche della scena contemporanea, anche attraverso il master europeo “Drama in Scena”. Incontra maestri come Remondi e Caporossi, Marcello Bartoli, Richard Gunther e Theodoros Terzopoulos. All’inizio degli anni Duemila collabora con Barbara Nativi al Teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino, nell’ambito del progetto internazionale Intercity, dedicato alla drammaturgia contemporanea europea, e partecipa a produzioni e mise en espace legate anche al progetto Connection del National Theatre di Londra. Nel 2005 fonda la compagnia Tri-boo, con cui realizza progetti teatrali e collaborazioni internazionali. Tra i suoi lavori figurano La Parata di Loula Anagnostaki, La vita bassa di Marco Calvani e Guantanamo di Victoria Brittain e Gillian Slovo. Accanto all’attività artistica, si dedica alla formazione teatrale e all’insegnamento scolastico. In ambito cinematografico è coautrice del soggetto di L’Universale, del documentario Genova Senza Risposte e del cortometraggio Mi piace Spiderman e allora?.
DNART è una società di produzione cinematografica e audiovisiva fiorentina attiva dal 2004, con esperienza nella realizzazione di documentari, fiction, cortometraggi e lungometraggi per cinema, televisione e nuovi media. Nel corso degli anni ha sviluppato progetti che affiancano alla produzione audiovisiva un’attenzione crescente ai temi sociali, culturali ed educativi. Tra i progetti più significativi Mi piace Spiderman… e allora?, cortometraggio diretto da Federico Micali, dedicato agli stereotipi di genere e premiato in festival internazionali. Da questa esperienza, con il supporto della Commissione Europea attraverso il programma CERV, è nata stereotipidigenere.eu, piattaforma educativa rivolta a insegnanti e scuole, con materiali e strumenti didattici per riconoscere e prevenire gli stereotipi di genere. DNART ha inoltre partecipato alla produzione di Glassboy, di Samuele Rossi, e sviluppato La Banda delle Ragazzine, progetto di serie vincitore dei fondi selettivi MIC, tratto dai libri di Paola Zannoner, e ComDominium – Una serie di storie, progetto di fiction in branded entertainment. La società integra la produzione audiovisiva con attività di formazione cinematografica ed educazione all’immagine. I progetti audiovisivi sono seguiti in particolare dal direttore creativo Giovanni Ciardulli e dal direttore finanziario Angelo Geniotal.
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