Dall’Amiata a Terra Madre: coltivare il territorio pe ridare linfa alle aree interne

DALL’AMIATA A TERRA MADRE: COLTIVARE IL TERRITORIO PER NON SPOPOLARLO
Castanicoltura, olivi secolari e cooperative di comunità e ricette ritrovate:
tre esperienze toscane raccontano come si tiene viva un’area interna
TORINO, settembre 2026 – Che cosa serve davvero per contrastare lo spopolamento delle aree interne? Non basta tutelare il paesaggio: bisogna renderlo produttivo, abitato, capace di generare reddito, servizi e relazioni. È questo il filo che lega i tre appuntamenti dedicati all’Amiata e alla Maremma interna nello stand di Slow Food Toscana a Terra Madre: “Il bello e il buono della montagna”, sulla castanicoltura amiatina; “Adotta un Olivone”, per il recupero degli olivi secolari di Semproniano; “I ristoranti di Comunità e l’osteria Maccalè”, l’esperienza nata a San Giovanni delle Contee.
Lo stand della Toscana che vede insieme Slow Food Toscana e Vetrina Toscana, il progetto della Regione che promuove il turismo enogastronomico ha ospitato diversi racconti dai territori.
“Il bello e il buono della montagna” ha messo a fuoco la Castagna del Monte Amiata IGP e la necessità di andare oltre la produzione di castagne fresche e farina, puntando su trasformazione e diversificazione. Va in questa direzione l’esperienza della Castagna Leopoldina di Sorano, presentata da Francesca Gioacchini: i prodotti trasformati, a partire dal marron glacé, permettono di ampliare i mercati, superare i limiti della stagionalità e aprire all’imprenditorialità giovanile. Accanto all’innovazione di prodotto si aprono altre strade, ha raccontato Roberto Ulivieri, presidente dell’Associazione Castagna del Monte Amiata IGP: il castaneoturismo, che intreccia ospitalità, ristorazione e paesaggio, e la valorizzazione degli scarti, i ricci di castagna reimpiegati per bioplastiche, materiali da imballaggio, creme di bellezza, che riporta una coltura antica dentro i temi dell’economia circolare.
Il progetto “Adotta un Olivone”, promosso da Slow Food Grosseto, punta al recupero degli olivi secolari di Semproniano, a sostegno del lavoro degli agricoltori e contro il degrado degli oliveti. Gli olivi monumentali non sono solo elementi del paesaggio, ma testimonianze della cultura agricola maremmana: recuperarli significa conservare biodiversità e identità, ma anche mantenere attive produzione e presenza umana sul territorio. All’incontro sono intervenuti Francesco Monzeglio dell’APS La Piazzoletta e l’agronomo Lamberto Tosi.
Infine, l’esperienza di San Giovanni delle Contee, raccontata in “I ristoranti di Comunità e l’osteria Maccalè”, mostra come una cooperativa di comunità possa diventare un vero presidio territoriale, capace di unire ristorazione, socialità e servizi essenziali come la spesa a domicilio e la consegna dei medicinali. Un presenza massiccia ed entusiastica di nove persone che più delle parole ha testimoniato impegno, passione e competenza. Ma il racconto dell’osteria Maccalè, narrato da Tiziana Peruzzi, presidente della cooperativa di comunità San Giovanni delle Contee, indica anche un altro fattore decisivo per le aree interne: la presenza di persone motivate a restare e disposte ad assumere un ruolo di leadership, coinvolgendo la popolazione locale. La nascita del ristorante ha creato un nuovo indotto e ha permesso di aprire nuove attività che hanno dato nuova linfa vitale al paese.
Il recupero delle vecchie ricette, raccolte dagli anziani del paese, in pieno spirito con il progetto Vetrina Toscana, ha permesso di mantenere un’unicità che rispecchia il “genius loci” e e la qualità dei prodotti e la maestria delle cuoche hanno fatto il resto. Questo ha riportato alla ribalta una pasta “antica” che si può assaggiare solo a San Giovanni delle Contee: i ceciarelli pasta fresca fatta con acqua uova e farina tipico della tradizione contadina, lavorato in un formato così piccolo che ricordano la forma dei ceci. Vengono serviti principalmente in una tipica e saporita zuppa o minestra di fagioli.
Le cooperative di comunità sono strumenti importanti, ma funzionano solo quando qualcuno riesce a costruire fiducia, mettere insieme persone diverse e trasformare un’idea in un progetto condiviso. In questo quadro si inserisce anche la Cantina del Rospo, presentata da Tommaso Ciuffoletti, che si distingue per la capacità di uscire dagli schemi tradizionali nel racconto del territorio.
Castanicoltura, olivicoltura storica e cooperazione di comunità indicano vie diverse ma complementari per le aree interne: innovare le filiere, mantenere produttivo il paesaggio, rafforzare le comunità locali. «L’Amiata ci mostra che il cibo può diventare uno strumento di politica territoriale: una castanicoltura che innova, un oliveto storico recuperato, un’osteria che si fa anche servizio per gli abitanti sono modi diversi di tenere vivo un territorio. Ma servono persone capaci di restare, di assumere responsabilità e di coinvolgere gli altri», osserva Massimo Rovai, presidente di Slow Food Toscana.
La sfida è innovare senza perdere identità, trasformando il patrimonio locale in nuove opportunità economiche e sociali. Non si tratta di salvare una castagna, un olivo o un’osteria: si tratta di mantenere vivi i luoghi, e le persone che li rendono possibili.
danielamugnai.coffee@gmail.com






