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La Toscana a Terra Madre: il ricordo di Daniele Fagiolini // il nuovo Presidio della Val di Bisenzio // gli incontri tra memoria, biodiversità e nuove generazioni

IL POMODORO BORSA DI MONTONE DELLA VAL DI BISENZIO DIVENTA IL TERZO PRESIDIO SLOW FOOD DELLA PROVINCIA DI PRATO.

Il pomodoro “ritrovato” protagonista di una degustazione ieri al Salone del Gusto all’interno dello stand di Slow Food Toscana e Vetrina Toscana
La varietà antica della Val di Bisenzio si affianca alla Mortadella di Prato IGP e al Fico Secco di Carmignano nel paniere dei presìdi pratesi, riconosciuti anche come Prodotti Agroalimentari Tradizionali dalla Regione Toscana. La new entry è stata presentata con una degustazione dedicata allo stand di Slow Food Toscana e Vetrina Toscana.
La vicenda del Borsa di Montone comincia nell’immediato dopoguerra, quando i primi semi arrivarono dalla Francia grazie alla famiglia Bartolini di Luciana, frazione di Vernio. Da lì la coltivazione si diffuse negli orti familiari di tutta la Val di Bisenzio, sostenuta negli anni Ottanta dall’Agraria di Vernio, che ne curava anche la vendita delle piantine e la commercializzazione dei frutti freschi. Il nome, tramandato nella memoria locale, richiama la forma irregolare e sacchiforme del pomodoro; nel Valdarno e nell’Aretino la stessa varietà è conosciuta come Rugginoso.
Come molte colture tradizionali, anche il Borsa di Montone ha attraversato una fase di declino, soppiantato dagli ibridi commerciali più produttivi e resistenti al trasporto. A salvarlo dall’oblio è stata la tenacia di alcuni anziani coltivatori, che per oltre settant’anni ne hanno conservato seme e memoria. Su questa base è stato possibile il lavoro di recupero che ha portato al riconoscimento come Presidio: il Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Pisa ne ha definito le caratteristiche morfologiche, confermandone l’autonomia rispetto ad altre varietà simili.
Il frutto si presenta con buccia sottile, polpa carnosa e poco acquosa, forma irregolare che ricorda il Canestrino – di cui si ipotizza sia progenitore – e marezzature biancastre che lo rendono immediatamente riconoscibile. Il sapore, intenso e sapido con una leggera nota acidula, si esprime al meglio a crudo, ma il pomodoro si presta bene anche a passate, sughi, composte e all’essiccazione a bassa temperatura. È proprio la scarsa conservabilità, unita al ciclo tardivo (da fine luglio a ottobre, per una coltivazione che si concentra in quota), ad averne limitato in passato la diffusione commerciale su larga scala.
L’iter è stato possibile grazie al sostegno da parte dell’Associazione per lo sviluppo Turistico della Val Bisenzio che insieme a Slow food, ha favorito l’ aggregazione dei produttori. La coltivazione è oggi portata avanti da alcuni giovani agricoltori che recuperando le conoscenze degli anziani stanno rilanciando la valorizzazione del prodotto e della valle del Bisenzio nel suo complesso,

Oltre al valore agronomico e gastronomico, il Presidio racconta la trasformazione di un territorio: la Val di Bisenzio, storicamente legata all’industria tessile, ritrova nel Borsa di Montone un’occasione di riconversione verso l’agricoltura di qualità, il recupero dei terreni abbandonati e il turismo lento.

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Franca Ciari Matteoli

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