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Alluvione, non è stata “eccezionalità”: il territorio è fragile e continuare a costruire è un errore

Alluvione, non è stata “eccezionalità”: il territorio è fragile e continuare a costruire è un errore

 

Dalla Commissione Consiliare congiunta del 12 febbraio emerge un dato che non può essere ignorato: non siamo di fronte a un evento imprevedibile, ma a un sistema che non regge più.

È stato ricordato che nel marzo 2025 sono caduti 199 millimetri di pioggia contro una media di 81, parlando di “eccezionalità”. Ma lo stesso report regionale mostra che nel 2001, nel 2009, nel 2013 e nel 2018 si registrarono valori molto simili, in alcuni casi superiori. E soprattutto, Empoli ha vissuto tre alluvioni in circa cinque anni. Questo non è più straordinario: è una nuova normalità climatica. Continuare a definirla eccezionale significa evitare il problema.

Dalla Commissione è emerso inoltre che l’alluvione non è stata causata da un singolo argine, ma da un sistema urbano complessivamente inadeguato: rigurgiti fognari diffusi, rete insufficiente in diverse zone, reticoli minori non messi in sicurezza. In altre parole, non un punto di rottura, ma un sistema fragile.

È stato chiarito anche che la gestione delle acque meteoriche è responsabilità comunale. E la giurisprudenza è netta: il TAR Lazio (sentenza 2786/2022) afferma che l’intensità della pioggia non può di per sé costituire caso fortuito se il sistema fognario non è adeguato. Se non regge, significa che non è stato dimensionato per reggere.

Ancora più preoccupante è il meccanismo descritto in Commissione: le verifiche sulla rete avvengono solo dopo che l’edificazione è prevista; se la rete non basta, si prescrivono vasche di laminazione o si convogliano le acque nel reticolo minore che è stato individuato come causa principale dell’alluvione. Prima si pianifica la costruzione, poi si prova ad adattare l’acqua, ma l’acqua non si adatta.

L’amministrazione fonda la possibilità di costruire sul principio dell’invarianza idraulica, ma lo stesso tecnico incaricato ha ammesso che non esiste un vero collaudo e che la verifica reale è l’evento di pioggia, riconoscendo inoltre che la disciplina presenta limiti. L’invarianza è una stima teorica che, nel migliore dei casi, limita un peggioramento: non riduce il rischio esistente e non mette in sicurezza ciò che è già fragile.

Gli interventi annunciati – idrovore, casse di espansione, opere sull’Orme – sono utili, ma non rappresentano una revisione strutturale della pianificazione. Le idrovore gestiscono l’emergenza, le casse legate al raddoppio ferroviario mitigano impatti futuri, ma le criticità attuali restano e molte opere previste da anni non sono ancora realizzate.

La Commissione ha mostrato una verità semplice: il sistema è fragile e in questo quadro continuare a prevedere nuove edificazioni significa aumentare la pressione su un territorio già al limite.

Non servono rassicurazioni. Servono scelte coerenti: stop alle edificazioni in aree naturali e a rischio idraulico e avvio immediato delle opere strutturali previste da anni e mai realizzate.

La sicurezza non si proclama. Si costruisce. Prima di costruire altro cemento.

 

Unione cittadini alluvionati – Comitati cittadini di Ponzano, Carraia, San Martino–Serravalle e Trasparenza per Empoli 

2026 – 02 – 23 bozza Comunicato Commissione del 12 febbraio

Redazione

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