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Regione Toscana, la politica si fa d’oro mentre i cittadini stringono la cinghia

Certaldo 06/02/2026
Regione Toscana, più attenta alle poltrone che ai bisogni dei cittadini.
Cinque milioni di euro l’anno per staff e incarichi politici. È questa la cifra che emerge dalle scelte più recenti della giunta regionale toscana. Una somma che, al di là delle giustificazioni tecniche, fotografa un problema ormai strutturale: il costo sempre più elevato della politica regionale, sostenuto con denaro pubblico, in una fase storica in cui ai cittadini vengono chiesti sacrifici continui.
La decisione della giunta Giani di ampliare e rafforzare gli staff a supporto degli organi politici viene presentata come un’esigenza di “efficienza” e “funzionamento della macchina regionale”. Ma il conto finale racconta un’altra storia. Decine di incarichi fiduciari, strutture parallele all’amministrazione, contratti onerosi: il risultato è un apparato politico che cresce, mentre i servizi essenziali arrancano e le risorse per sanità, trasporti e welfare vengono centellinate.
Cinque milioni di euro all’anno non sono una cifra astratta. Sono ambulanze che non si comprano, treni regionali che non si rinnovano, liste d’attesa che non si accorciano, scuole che restano senza manutenzione. Eppure, per la politica, i fondi si trovano sempre. È qui che lo spreco diventa non solo economico, ma anche morale.
La Toscana ama raccontarsi come regione “virtuosa”, laboratorio di buon governo e sobrietà istituzionale. Ma l’immagine stride con la realtà di una politica regionale che sembra sempre più autoreferenziale, concentrata sul rafforzamento dei propri apparati invece che sulla qualità delle risposte ai cittadini. L’idea che ogni assessore, consigliere o struttura abbia bisogno di un proprio staff numeroso e ben pagato appare come il segno di una distanza crescente tra Palazzo e territorio.
Mentre famiglie e imprese fanno i conti con inflazione, caro bollette e incertezza economica, la Regione decide di investire milioni per moltiplicare incarichi politici. È legittimo, allora, che i cittadini si chiedano se la priorità sia governare meglio o semplicemente garantire posti, ruoli e stipendi all’interno del circuito politico.
Nessuno nega la necessità di competenze e supporto tecnico. Ma qui il punto non è il “se”, bensì il “quanto” e il “come”. Quando i costi diventano così elevati, quando il perimetro degli staff si allarga a dismisura, il confine tra funzionalità e spreco viene superato.
La giunta PD avrebbe potuto dare un segnale diverso: razionalizzare, ridurre, puntare sulle strutture già esistenti, dimostrare sobrietà. Ha scelto invece la strada opposta. E a pagare, come sempre, sono i contribuenti toscani, che vedono crescere il costo della politica senza percepire un corrispondente miglioramento dei servizi.
In tempi di risorse limitate, la buona politica si misura anche e soprattutto dalla capacità di rinunciare a qualcosa. In Toscana, almeno per ora, questa lezione sembra essere rimasta inascoltata.

 


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Redazione

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