
Personale di Marcela Gottardo
testo critico di Loredana Barillaro
dal 17 gennaio al 5 aprile 2026
Vernissage: sabato 17 gennaio dalle ore 17:00
The Open Studio, Firenze
Il 17 gennaio 2026 a partire dalle 16:30 nelle sale della Galleria “The Open Studio”, in Via dell’Anguillara 35r, a metà fra Piazza Santa Croce e Piazza San Firenze, si terrà il vernissage della personale dell’artista Marcela Gottardo, dal titolo Civetta, con testo critico di Loredana Barillaro. La mostra si profila come un progetto dalla forte connotazione autobiografica che l’artista invita a conoscere e ad interpretare.
Dipinti, disegni, ceramiche, elementi naturali e un intervento sonoro – realizzato da Marco Ulivieri – compongono per l’artista una “cosmologia personale” in cui una rinnovata consapevolezza, personale e collettiva, prende vita attraverso gesti, segni e suoni.
di Loredana Barillaro
Civetta è un progetto che nasce come “attraversamento simbolico e sensibile, tra materia, luce e visione interiore.
La civetta, creatura che vede nel buio, diventa guida e soglia: accompagna il visitatore in un percorso che unisce ceramica, pittura e installazione, evocando un laboratorio intimo in cui la materia si trasforma e rivela ciò che normalmente resta nascosto.
Forme cave, superfici bruciate, vasi, candele in cera d’api e dipinti che oscillano tra notte e cosmo costruiscono uno spazio sospeso, dove il gesto artistico diventa esperienza di trasformazione. Civetta non racconta, ma invita a sostare. Nel silenzio, nel suono, nel divenire”.
E’ con queste parole che Marcela Gottardo ci introduce alla sua mostra all’interno della quale ogni spettatore è chiamato a costruire una propria intima percezione, a farsi consapevole, egli è centro e principio della narrazione.
Possiamo così indagare lo stile dell’artista, uno stile che si fa educazione, si fa messaggio universale da trasmettere.
Per quanto Marcela Gottardo ami indagare mezzi e linguaggi anche molto diversi fra loro, la tensione ad una sperimentazione estrema non le appartiene, il rischio di giungere ad una forma di stagnazione, che nulla ha a che fare con il concetto stesso di sperimentazione, sarebbe troppo alto. Ella non insegue la riconoscibilità a tutti i costi, poiché la sua è un’esigenza continua di mutamento capace, però, di mantenere un tratto necessariamente distintivo.
Scopriamo così che la mostra è frutto della vita personale dell’artista e del suo essere stata bambina; Marcela ci racconta della pesante miopia di cui ella soffrì fino all’età di nove anni e che la rese quasi cieca, e di come, questa, fu determinante nel suo futuro di artista.
Fino a quell’età aveva potuto cogliere unicamente colori e forme indefinite, e solo dopo aver messo gli occhiali quanto le stava intorno iniziò a prendere forma, ciò che era solo massa e colori fluidi, diveniva man mano luogo sempre più definito. Una condizione certamente difficile ma che, parallelamente, l’ha condotta a sviluppare un grande bagaglio immaginativo. Fu allora però che iniziò ad essere “civetta”, a causa delle spesse lenti che doveva indossare.
Un percorso espositivo che si connota quindi quale mezzo di conoscenza del proprio essere, il domandarsi il perché delle cose attraverso esperimenti visivi. La visione di una bambina si fa sguardo di adulta, la presa di coscienza di un vissuto di cui solo con il tempo l’artista diventa consapevole.
Tutto è connesso, ogni parte è nel tutto e ogni cosa rappresenta, in fondo, ciò che siamo, il nostro vivere nello spazio per muovere in esso.
La mostra si articola in più ambienti all’interno dei quali un “paesaggio sonoro” composto da suoni della natura – realizzato dall’artista Marco Ulivieri – avvolge lo spazio e ne modifica la percezione, invitando ad un ascolto profondo e ad un’esperienza quasi immersiva. Ceramiche, vasi astratti e a forma di civetta collocati su mensole sembrano voler ricreare una partitura musicale connotata dalla presenza di piante – alcune verdi altre non più vive – e dipinti di piccole dimensioni che ricreano il dualismo luce-buio, caldo-freddo.
Gli elementi che compongono l’esposizione non sono pertanto “oggetti”, sono custodi di idee, forme e linguaggi ogni volta diversi, all’interno di una sperimentazione che, per esistere, necessita dell’aspetto visivo, tattile e sonoro.
Ed è così che le opere pittoriche costituiscono, nell’immaginario dell’artista, fonti di energia, luce, colore e cosmo.
I disegni su carta segnano un passaggio tra uno spazio e l’altro, sono silenzi, intervalli, pause fra i suoni del vociare umano; a loro volta le ceramiche divengono corpi, contenitori di vita; i rami secchi e le foglie sono l’elemento naturale che fa da ponte tra vita e forma.
Ogni cosa prende le mosse dal bisogno di scomporre e ricomporre ciò che l’artista bambina vedeva come un tutt’uno e in cui, evidentemente, l’elemento cromatico dettava la direzione. La civetta si fa elmo con cui difendersi poiché, ancor prima, è maschera di dispiacere. Ma è anche forza, quella forza di vedere laddove altri non vedono e non sentono, è attivazione dei sensi.
Marcela Gottardo in questa mostra costruisce un universo personale in cui ognuno è invitato a procedere, a rintracciare l’origine mediante uno sguardo che decodifica e prende atto.
Info e orari:
The Open Studio
Via dell’Anguillara 35 r, Firenze
www.theopenstudiofirenze.it – theopenstudiofirenze@gmail.com – + 39 344 105 3133
Dal mercoledì alla domenica dalle 11:00 alle 18:00.
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L.B.
Curatrice e Critica d’Arte
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