CONCORSI E RICORSI: UN CASO DI MALAGESTIONE di Paolo Lunghi

Written by Redazione. Posted in SPORT (vecchia categoria)

Published on gennaio 07, 2022 with Comments"> Comments

Sempre più spesso, in questa bella Italia ci si imbatte in disservizi e assurdità che spesso, se non si vivono direttamente non sembrano neppure credibili, storie uscite da un album di novelle, che definirle anomalie del sistema sarebbe solo un eufemismo. Quando poi ci si imbatte nei meandri della burocrazia amministrativa si va anche ben oltre la fantascienza.

Inutile parlare dei massimi sistemi, serve a poco e non se ne capisce bene il senso. Ad Empoli, per entrare nel merito, verde cittadina della Toscana, la città del Natale, dove, come ci hanno raccontato le cronache, sono state smaltite tonnellate e tonnellate di keu sotto le strade e nessuno se n’è accorto – mi permetto di aggiungere a poche centinaia di metri da casa mia – vengono banditi anche concorsi pubblici per assumere personale, di per sé buona cosa dopo anni e anni di stop alle assunzioni.

Ad Empoli, a fine luglio scorso, ne è stato indetto uno per l’assunzione di istruttori amministrativi che definirei al quanto frizzante. Gli esiti, se non fossero drammatici perché riguardano direttamente nel suo profondo la vita delle persone, in questo caso di 53 soprattutto anche giovani donne, sarebbero ridicoli.

Ma andiamo per gradi perché è davvero interessante.

Il concorso da remoto

A metà estate si istituisce un concorso da remoto con due domande di sbarramento, scelta legittima atta a limitare la presenza di idonei in graduatoria finale, ma che in caso di errori si presta a tutta una serie di problematiche ingestibili e discriminatorie, come poi si è davvero verificato.

Viene affidata tutta la gestione del concorso a una ditta esterna cha ha il compito di curare l’intero pacchetto. Una delle due domande di sbarramento (domanda di informatica), in una delle cinque sessioni, in contrasto a qualsiasi principio di equità e allo stesso regolamento del concorso, era mal posta perché prevedeva due possibili risposte. Tutto questo all’insaputa dei candidati che, ignari, non ne hanno tratto alcun beneficio. A concorso concluso, sempre all’insaputa dei candidati, a seguito di contestazioni da parte di alcuni partecipanti al concorso, l’Amministrazione decide di ritenere idonei non solo coloro che hanno risposto correttamente, ma anche coloro che hanno dato l’altra opzione, che non era la risposta voluta, ma non era neppure sbagliata per l’errata formulazione della domanda.

Questa decisione ha creato gravissime disparità tra i partecipanti di tutte le sessioni facendo saltare il principio di pari trattamento.

Analisi dei fatti

Nonostante vari interventi del Difensore Civico, l’Amministrazione decide di andare avanti e annullare solamente la domanda incriminata facendola ripetere a tutti i candidati di quella sessione, creando così, a mio avviso, ulteriori elementi discriminatori e di diverso trattamento tra i candidati. Perché non solo si decide di rifare la prova a chi era stato tratto in inganno dalla domanda ambigua, ma di farla ripetere sia a coloro che avevano risposto correttamente sia a coloro che avevano sbagliato.

A quel punto per i soggetti che avevano risposto correttamente, fortemente penalizzati, le domande di sbarramento diventavano tre, e non più due come per tutti gli altri partecipanti: è qui evidentissima la diversità di trattamento. Cosa ancor più grave, si riammette al concorso anche coloro che avevano dato la risposta palesemente sbagliata, creando così un’ulteriore iniquità nei confronti di tutti gli altri che avevano partecipato al concorso. È ovvio che per chi ha già superato il concorso e risposto correttamente alla domanda di sbarramento, la riposta ad una terza domanda, oltre che creare disparità, in caso di errore lo farà estromettere dalla graduatoria a vantaggio di chi aveva dato una risposta errata e che potrebbe essere riammesso.

Dopo circa un mese a fronte di disagi e stress che si creano, la prova viene ripetuta. Viene formulata una nuova domanda da parte della ditta esterna, come sottolinea l’Amministrazione, mantenendo in essere una determina precedentemente stipulata dove la stessa dava incarico ad un esperto informatico interno alla stessa Amministrazione, la quale ritiene di aver operato legittimamente nel pieno rispetto delle regole e delle normative. Al momento della prova vengono dati 2 minuti di tempo per rispondere. 2 minuti in una situazione di stress e tensione estrema, on line, sono pochissimi e non permettono né di pensare né tantomeno di fare valutazioni più approfondite.

La nuova domanda formulata, certamente legittima e con la possibilità di un’unica risposta, è forse inappropriata per un concorso per amministrativi, poiché i candidati non sono informatici. Vengono date tre opzioni di risposta che, contestualizzando la situazione, avrebbero tratto in inganno anche Zuckerberg.

Il risultato ne è la prova: 53 candidati su 56 hanno dato un’unica risposta, quella sbagliata! Di fatto 53 candidati su 56, la maggior parte dei quali erano già risultati idonei avendo essi superato il concorso, alcuni anche con il massimo punteggio, si trovano fuori dalla graduatoria.

Ciò non significa una vincita al quizzone in tv, ma un contratto di lavoro pubblico e il futuro di tutta una vita, a causa di una domanda equivoca, molto più difficile rispetto a quelle delle altre sessioni e che peraltro questi sfortunati candidati hanno dovuto sostenere due volte.

Quindi si passa da un primo errore certamente involontario da parte della ditta incaricata dall’Amministrazione di curare il concorso, a tutta una serie di fatti che hanno avuto come effetto un danno, in questo caso non più involontario, nei confronti di una serie di codici alfanumerici, non rendendosi minimamente conto, e questo è ancora più grave, che dietro a quei numeri ci sono persone: uomini, soprattutto donne, con una vita, un lavoro, con le loro aspettative, i loro progetti, i loro sogni e i loro diritti che in questo modo vengono calpestati in modo chiaro, definitivo e volontario.

Il sogno di un lavoro stabile gettato al vento

Chi potrà mai ripagare i malesseri, insofferenze, malumori, tensioni e stress creati? Danni che non hanno prezzo. Stiamo parlando della vita di 53 persone che pagano per errori non loro.

La giustizia, come si dice sempre in questi casi, farà il suo corso. Di fatto noi siamo uomini e donne, e per noi, o almeno per me, tutto questo non si può fare, non è ammissibile in uno Stato di diritto, non si può penalizzare pesantemente, in modo volontario e permanente la vita delle persone, di alcune persone a vantaggio di altre. Tutto questo non è ammissibile né da un punto di vista civico, né da nessun altro punto di vista, non è accettabile e non è giusto.

Non si possono far pagare gli errori delle Amministrazioni pubbliche, o di chi per loro, a ignari e onesti cittadini che si affidano ad esse. Se questo avviene in un paese detto civile come Empoli, uno di quelli che si erge a paladino della legalità, della parità di diritti, della tutela delle minoranze e delle discriminazioni, è ancora meno accettabile. Parole solo parole, parole di facciata che non corrispondono ai fatti!

L’indignazione deve essere seguita dai fatti

Ci si indigna giustamente per le discriminazioni, per la mancanza di valori, si fanno celebrazioni alla memoria e si inneggia alle pari opportunità, ci si strappano le vesti per le diseguaglianze, si riempiono le piazze di scarpe rosse, si espongono manifesti di Zaki e poi in casa propria, nella stanza accanto, nel Palazzo, nel luogo che dovrebbe essere il simbolo dei valori e della legalità, si fa di peggio, si fa tutt’altro, nell’indifferenza proprio di coloro che dovrebbero garantire questi diritti fondamentali, come la dignità e il lavoro.

Questo, permettetemi, è uno schifo.

Lo scaricabarile

Ovviamente, come sempre avviene in Italia, la colpa non è mai di nessuno. L’Amministrazione, a quanto dice, ha tutte le carte in regola, a mio avviso molto discutibili, e tutto il resto è noia. Ma quelle 53 persone, nel silenzio completo, con una posta in gioco altissima e vittime del sistema, si prendono un bel calcio nel culo e a casa, pur avendo risposto esattamente alle domande di sbarramento.

Qui, a prescindere da chi ne ha la colpa, sono state create in modo volontario discriminazioni e diseguaglianze solo per difendere l’incompetenza di alcuni. Il ‘Palazzo’ che difende sé stesso, come nel Medioevo, uno spettacolo penoso, deprimente, indegno, che dà veramente fastidio, che prende allo stomaco. Si assiste inermi all’espressione della massima arroganza di un apparato, di un sistema, che si scaglia con tutta la sua incompetenza e cattiveria contro i singoli cittadini, forse senza neppure rendersene minimamente conto, inconsapevolmente, e che è anche peggio.

Una graduatoria falsata dalla cattiva gestione del concorso?

Il risultato di tutto questo è una graduatoria completamente falsata, che non solo non rispetta e non dà spazio al merito, ma penalizza in modo asimmetrico, valutando solo i numeri con due pesi e due misure. 53 persone, la maggior parte già idonee, vengono loro malgrado penalizzate e gettate fuori da una graduatoria, a completo vantaggio dei candidati delle altre sessioni che vedono il loro avanzamento in graduatoria non per loro merito ma conseguentemente alle scelte dell’Amministrazione. I numeri parlano da soli, al di là di qualsiasi altra analisi. E che tutto questo sia un caso del destino diventa difficile pensarlo.

Se organizzate una bella cena a casa vostra con 56 invitati e la mattina seguente 53 di loro sono costretti a trascorrere l’intera mattinata in bagno con la diarrea, è difficile pensare che la colpa sia dei 53 invitati indisposti, forse qualcosa nella vostra cena era avariato. Qualche domanda ogni tanto fatevela!

Non va affatto tutto bene…

Se tutto questo va bene così, se come al solito sono solo le procedure ciò che conta, se si accetta tutto questo, se non si riesce a vedere le persone come esseri umani ma si schedano con numeri seriali e si trattano come bestie da macello, se per la legge è giusto sia così, se i rappresentanti del diritto ritengono che vada bene così, significa una sola cosa: che ormai c’è un incolmabile scollamento dalla realtà e dalla quotidianità, che il sistema è completamente marcio nelle sue radici, che siamo un popolo finito, a prescindere dal covid.

Il semplice cittadino è in balìa di sé stesso, preda dell’arroganza, prepotenza e incompetenza del sistema e dei suoi dirigenti. Proprio quelli che si ergono a portatori del diritto della legalità, proprio quelli che operano in ambito locale e che hanno, o almeno dovrebbero avere, un contatto diretto con i loro cittadini. No, non è ammissibile tutto questo, da uomo non posso accettarlo, non è umanamente ed eticamente accettabile.

La politica nazionale sostenga la politica locale affinché non cada in errore

Alla fin fine, ciò che ci si auspica è questo: la politica locale, evidentemente, a volte non controlla ciò che viene commissionato a imprese esterne. Non dovrebbe mai capitare, in special modo quando di mezzo c’è il lavoro, la vita e il futuro delle persone, ma capita.

Chiediamo quindi al governo di riflettere su come sostenere la politica locale a non commettere errori, dovuti a sviste e a scarso controllo del lavoro condotto da agenzie terze, affinché non capitino più eventi simili.

N.B. Questo articolo di indagine è frutto dell’osservazione diretta dei fatti reali da parte dell’autore. I protagonisti di questa vicenda hanno facoltà di replica qualora intendano chiarire qualche passo su quanto è stato riportato.

***Immagine di copertina da LavoroFacile.info

Paolo Lunghi  罗龙奇

Giornalista Pubblicista

OdG Toscana n° 84612

Italy – M: +39 329 2217019

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