Pistoia, Palazzo Buontalenti | IO SONO UN ARCHITETTO. ETTORE SOTTSASS | 7 MARZO – 26 LUGLIO 2026
PISTOIA | PALAZZO BUONTALENTI
7 MARZO – 26 LUGLIO 2026
IO SONO UN ARCHITETTO. ETTORE SOTTSASS
L’esposizione presenta oltre 1.400 opere tra disegni, progetti, fotografie, materiali documentari e oggetti di design, che coprono un arco temporale
di circa trent’anni, dall’immediato dopoguerra agli anni Settanta del ’900
A cura di Enrico Morteo
Ettore Sottsass, Allestimento della mostra Menhir, Ziggurat, Stupas, Hydrants & Gas Pumps, Galleria Sperone, Milano (19 aprile-27 maggio 1967) Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) – Università degli Studi di Parma. © Erede Ettore Sottsass, by SIAE 2026
Giovedì 5 marzo 2026 – Ricondurre Ettore Sottsass (1917-2007) a un’identità univoca è un’impresa tutt’altro che semplice. Pittore, grafico, editore, fotografo, figura cardine del design e dell’architettura italiana del Novecento, Sottsass ha attraversato il secolo scorso con uno sguardo critico, solo apparentemente disincantato, in realtà partecipe e sensibile.
A Ettore Sottsass, Palazzo Buontalenti a Pistoia dedica, dal 7 marzo al 26 luglio 2026, un’ampia retrospettiva, dal titolo Io sono un architetto. Ettore Sottsass, curata da Enrico Morteo, promossa e organizzata da Fondazione Pistoia Musei e Fondazione Caript con Electa e Fondamenta – Fondazione per le arti e la cultura della casa editrice, con la main partnership di Intesa Sanpaolo e in collaborazione con il Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma e la partecipazione dello Studio Ettore Sottsass Srl, della Fondazione Vittoriano Bitossi, del Centro Studi Poltronova per il Design, del Museo Casa Mollino.
La mostra, patrocinata da Regione Toscana, Comune di Pistoia e Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Pistoia, presenta oltre 1.400 opere – disegni, progetti, fotografie, materiali documentari e oggetti di design – che coprono circa trent’anni, dall’immediato dopoguerra alla metà degli anni Settanta (1945-1975), periodo in cui i rapporti di Sottsass con la Toscana sono più intensi.
Il progetto si inserisce nel percorso di Fondazione Pistoia Musei, sotto la direzione di Monica Preti, dedicato alle figure e ai movimenti del Novecento e dell’arte contemporanea che hanno intrecciato il proprio lavoro con il territorio e il contesto culturale di Pistoia – dalle esperienze di Michelangelo Pistoletto e Daniel Buren alla rilettura della Pop art italiana. In questa traiettoria la mostra su Sottsass rappresenta un ulteriore capitolo di indagine sul progetto come esperienza umana, in cui forma, colore ed emozione diventano strumenti per ripensare il rapporto tra individuo e mondo.
Il titolo della rassegna, Io sono un architetto, riprende un’affermazione dello stesso Sottsass che sottolinea quanto si sentisse profondamente impegnato a progettare e costruire la relazione fra le fragilità di ogni individuo e l’infinito ordine del cosmo.
Il nucleo espositivo si costruisce a partire dai documenti, molti dei quali inediti, conservati nel ricco fondo affidato dallo stesso Sottsass al Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma, integrato da prestiti dalla Fondazione Vittoriano Bitossi, dal Centro Studi Poltronova per il Design, da istituzioni pubbliche e da archivi e collezioni private, tra cui: Collezione Fulvio Ferrari, Torino, Associazione Archivio Storico Olivetti-Ivrea, Archivio Ugo Mulas, Fondazione La Triennale di Milano, Università Iuav di Venezia-Archivio Progetti, Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano, Centro Pecci di Prato, Antonia Jannone Disegni di Architettura e Archivio Domus.
Si tratta, nella grande maggioranza dei casi, di carte, fogli di lavoro e di studio, ognuno dei quali non esaurisce la compiutezza di un pensiero o di un progetto, ma il cui insieme restituisce l’elaborarsi di una ricerca. A questi si affiancano alcuni gioielli raramente esposti e allumini ispirati allo stile di vita americano così come rappresentato nei film di Hollywood. Sono oggetti che testimoniano l’evoluzione di un linguaggio che, quando incontrerà la terracotta toscana, saprà condizionare l’idea di ceramica contemporanea. E poi ancora oggetti che hanno fatto la storia del design internazionale.
Pur fermandosi sulla soglia della tendenza postmoderna, la mostra ne dispiega la ricchezza delle premesse, rivelando con chiarezza le illusioni di un futuro modernista, positivo e ottimista, che alla fine non si è realizzato. Di questo paesaggio fatto di illusioni e disincanto, di speranze e di misteri Sottsass non è stato solo limpido testimone, ma partecipe protagonista, architetto visionario capace di suggerire alternative, di proporre visioni, di elaborare utopie, realtà solo possibili ma irraggiungibili.
Il sostrato culturale di Ettore Sottsass si forma alla fine della Seconda guerra mondiale, quando prende coscienza della sconfitta intellettuale e umana di un mondo che, sedotto dalle promesse della tecnica e del futuro, ne aveva svelato i risvolti più feroci.
È da questa frattura che inizia una ricerca destinata a condurlo fuori dalle illusioni rassicuranti del progresso e dalla prospettiva di una società dell’avvenire intesa come destino inevitabile. All’ottimismo della pubblicità, all’efficienza dell’industria, alla falsa gioia del consumo, Sottsass oppone l’indagine di emozioni elementari, di oggetti essenziali, di luoghi minimi capaci di accogliere incertezze, speranze, paure e desideri.
Nasce così una via che al rigore della funzione preferisce la forza del colore, che spezza la gabbia delle strutture attraverso la luce, che trasgredisce le regole in nome delle emozioni e recupera, nel linguaggio, la poesia dei simboli.
Luce, colore, gesto e sentimento diventano materiali autentici del progetto, strumenti per costruire un’architettura fatta di luoghi più che di spazi, dell’individuo più che della società, della tenerezza più che del calcolo.
Il percorso espositivo, che si articola in una successione di temi, seguendo un ordine prevalentemente cronologico, si apre con le molteplici ricerche condotte da Sottsass nel mondo dell’arte, disciplina a cui si affidò per elaborare un linguaggio capace di trascendere i limiti di un’architettura razionalista, alle cui norme sostituisce la libertà del gesto, la forza del colore e l’energia della luce. Un’attitudine che non si ferma solo alla tela dipinta o al disegno, ma diventa progetto per stoffe, trama per tappeti, segno con cui costruire autentici scenari cromatici. Si passa, quindi, a esplorare il rapporto diretto, manuale e sperimentale, con la materia. Prima di confrontarsi con i problemi dell’industria e della produzione in serie, egli trova nella dimensione del “fare a mano” l’occasione per studiare la relazione fra forma, materia e spazio.
Il corpus centrale della mostra è scandito dall’alternanza di ambienti che accompagnano il visitatore attraverso altrettante situazioni che vedono Sottsass alle prese con le prime sperimentazioni tridimensionali della forma per poi avventurarsi alla scoperta della ceramica. In particolare, viene approfondita la sua collaborazione con la manifattura Bitossi a Montelupo fiorentino. Sotto la guida di Aldo Londi, Sottsass rimette in discussione l’intero vocabolario della ceramica moderna, in breve tempo, cessa di “decorare” la ceramica e inizia a lavorare “nella ceramica”, usando il colore per creare volume, la forma per evocare il valore del rito, trasformando la funzione in un segnale del presente.
Non manca una sezione che evoca il lavoro di Sottsass come decoratore d’interni, svolto tra la fine della guerra e i primi anni Sessanta, quando disegna pareti come quadri che racchiudono vuoti destinati ad accogliere luce, suoni, emozioni, vita. A questa, fa da contrappunto quella dedicata al suo lavoro di architetto che, nel primo dopoguerra, lo conduce a superare la rigidità del progetto razionalista attraverso curve, gettate in cemento armato, dando importanza più all’emozione che alla funzione.
Tra le sue collaborazioni con le aziende del territorio toscano, si segnala quella intrapresa, in qualità di art director, con Poltronova di Sergio Cammilli ad Agliana (PT).
Quando vi arriva, nel 1956, Sottsass non ha alcuna esperienza nella produzione di mobili, ma ha ancora negli occhi l’utopia dell’America vista nello studio di George Nelson a New York, visitato nella primavera di quell’anno. Un sogno di ordine e felice razionalità, che Sottsass misura nei suoi limiti: dietro al miraggio del benessere c’è l’inganno della pubblicità, il vuoto del consumo, la violenza della società di massa. Sottsass sceglie una sottile ironia per mettere in discussione la banale normalità dell’arredamento. Qui saranno esposti alcuni esempi di questa fase progettuale, tra cui due modelli della serie dei Mobili Fly (la consolle Tempus e il cassettone Bastonio) e i preveggenti Superbox.
Nel 1962, un viaggio in India e una grave forma di nefrite portano Sottsass a cambiare il suo modo di sentire e di partecipare al mondo. La sala che documenta questo periodo propone un design in cui ogni oggetto è investito di un significato più intenso: non c’è più spazio per la banalità di una vita inconsapevole, e gli oggetti devono indicarci il posto dell’uomo nel cosmo. Esemplari a tal proposito sono numerose serie di ceramiche progettate a metà degli anni Sessanta, fra cui Le ceramiche delle tenebre, i piatti della serie Offerta a Shiva, Le ceramiche di fumo, Le ceramiche Yantra.
Un altro passaggio di fondamentale importanza nella carriera di Sottsass è la sua collaborazione con Olivetti. Nel 1957 Adriano e Roberto Olivetti gli affidano il design della nuova divisione elettronica dell’azienda di Ivrea: un’occasione per confrontarsi con il vero design industriale, ma anche con il mistero di tecnologie d’avanguardia dalle prestazioni ancora indefinite. Sottsass utilizza il progetto per mettere in scena la natura sconosciuta di questi strumenti innovativi: superfici argentee, magiche e misteriose, stereometrie semplici, geometrie elementari che danno forma a un inedito paesaggio. A Massa, la Olivetti Synthesis produce gli oggetti per l’ufficio che Sottsass disegna, coniugando rigorosa ergonomia e nuovi paesaggi cromatici. Anche il mistero dell’elettronica e dell’intelligenza artificiale devono essere ricondotti nella dimensione di una umana comprensione, e a Pisa prende forma il primo calcolatore elettronico italiano, cui Sottsass consegna un cangiante abito di etereo alluminio. Tra rigore e fantasia, Sottsass ridefinisce l’identità della macchina per il lavoro e, insieme, del lavoro stesso.
Il percorso allestito a Palazzo Buontalenti prosegue con la sala che documenta la volontà di Sottsass di affidare a oggetti provocatori, evocatori e ingenuamente disturbanti (emblematico in tal senso il vaso Florero Shiva), il compito di sollecitare i sensi, le sensibilità, le emozioni e gli equilibri psicofisici.
Sono segnali di una avvenuta svolta radicale, avviatasi alle soglie del 1968. Alla logica del potere, alla violenza della guerra, alla passività del consumo Sottsass si sottrae, andando invece a cercare la purezza delle origini, la semplicità della natura, l’ordine assoluto del cosmo, così come riluce nelle cose minime della vita.
E dove non arrivano gli oggetti, Sottsass proietta il disegno, usato come strumento lucidamente visionario: è il caso delle provocatorie pagine raccolte nell’avventura della rivista «Pianeta Fresco», ma anche di quelle pubblicate su «Casabella» e della messa in scena della mostra allestita a Stoccolma.
La mostra giunge alla sua conclusione con la sezione che documenta il ciclo fotografico delle Metafore, una serie di immagini in rigoroso bianco e nero che segna il termine della prima parte della sua vita umana e professionale e inaugura la sua seconda, felice stagione. Dopo tanto colore, il bianco e nero definisce un passaggio ad altissimo tasso concettuale, risolto attraverso un vocabolario formale estremamente ridotto. Sottsass assimila quanto fatto sino ad allora e lo riduce nei minimi termini di un assunto teorico. Non a caso, il ciclo delle Metafore coincide con la donazione del proprio archivio allo CSAC. Un gesto che, più che chiudere, apre lo spazio a una nuova avventura, destinata a celebrare l’inizio della stagione di Memphis.
L’allestimento, progettato da Daniele Ledda (XyComm), traduce nello spazio i principi della ricerca di Sottsass, costruendo un ambiente denso in cui opere, documenti e immagini si stratificano ed evocano un laboratorio in costante trasformazione.
Fa eco alla mostra il progetto Insider, ospitato a Palazzo de’ Rossi | Collezioni del Novecento di Fondazione Pistoia Musei e dedicato alla presentazione di opere e documenti solitamente non esposti al pubblico. Un focus è riservato a Sergio Cammilli: due dipinti della fine degli anni Quaranta, provenienti dalla collezione di Fondazione Caript, ne documentano la formazione tra scultura e pittura e delineano il profilo di un imprenditore atipico che nel 1956 fonderà Poltronova, concepita fin dall’origine come laboratorio progettuale in cui arte e design dialogano in modo organico.
Un articolato public program, realizzato con Fondamenta – Fondazione per le arti e la cultura di Electa, approfondisce i temi dell’esposizione attraverso incontri pluridisciplinari dedicati a musica, design, cinema e cultura. La mostra propone inoltre visite guidate per adulti, gruppi e scuole, laboratori per famiglie e attività dedicate anche a persone con Alzheimer e caregiver, oltre a visite in LIS.
Il volume che accompagna la mostra, edito da Electa e a cura di Enrico Morteo, scompone il percorso espositivo in una costellazione di parole cui è affidata l’evocazione del modo di sentire e di agire di Sottsass. Pur corredato dall’elenco completo delle opere in mostra, è un libro più che un catalogo: un atlante utile per ritrovarsi nel suo universo di forme, progetti e immagini.
L’esposizione è promossa da Fondazione Pistoia Musei ETS e Fondazione Caript con Electa e Fondamenta – Fondazione per le arti e la cultura della casa editrice, main partnership di Intesa Sanpaolo, educational partnership di IED, media partnership di Domus, mobility partnership di At – Autolinee Toscane e il supporto delle aziende della Corporate Membership di Pistoia Musei (ANCE Toscana Nord, CMSA Società Cooperativa Muratori Sterratori e Affini, Confcommercio Pistoia e Prato, Conad Nord Ovest, Consorzio Leonardo Servizi e Lavori, Del Pinto Studio Legale e Associati, Diddi Dino & Figli, D.R.E.Am. Italia, El.En, Fabo Tape Solutions, Florence One, Formitalia, Tosco Data, Vannucci Piante).
IO SONO UN ARCHITETTO. ETTORE SOTTSASS
Pistoia, Palazzo Buontalenti, via de’ Rossi 7
7 marzo – 26 luglio 2026
Orari:
mercoledì-domenica, 10.00-19.00
chiuso lunedì e martedì
aperture straordinarie: Pasqua, Pasquetta, 22 aprile, 25 aprile, 1° maggio, 2 e 3 giugno
Biglietti:
Sottsass+ (mostra + collezioni permanenti Pistoia Musei): intero € 12; ridotto € 9
Solo mostra: intero € 10; ridotto € 7
Under18 e studenti € 5
Info e prenotazioni:
pistoiamusei.it | info@pistoiamusei.it | T. 0573.974267
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Chief Communications Officer
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