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La ghettizzazione silenziosa delle persone con disabilità

La ghettizzazione silenziosa delle persone con disabilità

Nei giorni scorsi mi sono recato con mia moglie in un noto teatro della città di Prato. Premetto però che quanto sto per raccontare non riguarda soltanto questa struttura: ho riscontrato situazioni simili anche in altri spazi dedicati alla cultura e aII’intrattenimento, non solo a Prato ma in molte città della penisola.

Al momento di acquistare il biglietto per assistere a uno spettacolo, la signora alla biglietteria ha notato la disabilità di mia moglie, non vedente, e ci ha proposto di usufruire dell’agevolazione prevista per le persone con disabilità. Fin qui tutto bene.

Il problema è sorto al momento della scelta dei posti: sul tabellone ci è stato indicato uno spazio riservato alle persone con disabilità, ma collocato in una posizione decentrata rispetto al palco dove si sarebbero esibiti gli artisti.

Sorpresi da questa proposta, ci siamo chiesti se tale scelta fosse dettata da motivi di sicurezza, come ci era stato detto in altre occasioni. Su questo punto si potrebbe aprire un discorso più ampio, considerando le diverse motivazioni che spesso vengono addotte.

Con nostra grande sorpresa, però, abbiamo scoperto che quella non era la vera ragione: ci è stata infatti data la possibilità di prenotare posti in una posizione migliore, ma soltanto pagando il biglietto a prezzo pieno.

A questo punto viene spontaneo chiedersi: nonostante tutti parlino di impegno e attenzione verso le esigenze delle persone con disabilità, non rischiano queste parole di rimanere solo un esercizio di coscienza?

Siamo nel XXI secolo; eppure, continuiamo a trovarci sospesi tra il dire e il fare. In quel limbo dove ancora oggi si consuma una silenziosa ghettizzazione delle persone con disabilità.

Siamo ancora lontani daIl’ eIiminazione delle barriere architettoniche: rampe insufficienti, ascensori mancanti, marciapiedi non accessibili. I trasporti pubblici non sempre sono fruibili da tutti. La segnaletica raramente è pensata anche per chi ha disabilità sensoriali, indicazioni tattili o sonore. Anche l’accesso alle attività culturali, sportive e ricreative presenta ancora molti ostacoli.

E questi sono soltanto alcuni esempi, perché la lista potrebbe essere molto più lunga.

Ma forse la cosa più amara è percepire il fastidio di molte persone quando utilizzi un parcheggio riservato ai disabili, come se fosse un privilegio e non uno strumento necessario per garantire pari opportunità.

 

f.marcucci31@libero.it

Redazione

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