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Carrara|Palazzo Cucchiari|Apre domani la mostra “Le signore dell’arte. La parità del talento nell’arte italiana moderna”

“Le signore dell’arte” a Carrara:
a Palazzo Cucchiari mostra di artiste
tra Ottocento e Novecento

 

C’è anche un’opera che non si vede da circa 80 anni – il Ritratto sagomato di Amanzia Guerillot – tra le opere che saranno esposte nella mostra Le signore dell’arte. La parità del talento nell’arte italiana moderna, curata da Massimo Bertozzi, che dal 27 giugno al 25 ottobre si terrà a Palazzo Cucchiari di Carrara.

Si tratterà di un interessante sguardo “di genere” che punterà i riflettori su un lato poco noto dell’universo artistico dell’Italia moderna, ovvero sul “peso” dei legami familiari nella formazione e poi nell’affermazione delle artiste italiane, a fronte del cambiamento della loro condizione sociale e artistica tra la metà dell’800 e la metà del ‘900,

Attraverso la selezione ragionata di 131 opere – di cui una quindicina tra sculture e altri oggetti – che portano la firma di ben 42 artiste, oltre che di Giacomo Balla e Felice Casorati, Mario Mafai e Achille Funi – nelle intenzioni di Bertozzi vi è la volontà di richiamare l’attenzione dei visitatori su quei cento anni durante i quali i cambiamenti si rivelarono decisivi, creando l’opportunità per le vere protagoniste della mostra – qui definite le Signore dell’arte, senz’altra specificazione (figlie, mogli o compagne di..) – di dare piena e libera esplicitazione del loro personale innegabile talento.

«Credo che con questa mostra – afferma Franca Conti, Presidente della Fondazione Giorgio Conti – si alzi ulteriormente il livello delle mostre di Palazzo Cucchiari. E inoltre sono molto contenta perché il tema trattato in questa esposizione è uno a cui io tengo molto, cioè il talento delle donne. E chi la visiterà avrà modo di sperimentarlo di persona».

«Si tratta – aggiunge Massimo Bertozzi, curatore della mostra – di fare emergere le fisionomie di alcune artiste di talento, poco o per nulla conosciute e di porle a colloquio con alcune loro compagne d’avventura, più gratificate e pubblicamente riconosciute, così come si vuole restituire a queste ultime la loro importanza nel confronto con i loro consorti, riscattandole dai condizionamenti dei legami famigliari e rendendole del tutto protagoniste della loro storia».

Molte donne.. molte storie

Le opere in mostra a Palazzo Cucchiari contribuiranno a formare un percorso espositivo fondato sull’intreccio di molte storie, a cominciare dalle “pioniere”, già attive dai tempi del Risorgimento nazionale, come Ernesta Bisi Legnami e Amanzia Guerillot, e poi Emma Ciardi e Evangelina Alciati, fino alle protagoniste degli sviluppi moderni del Novecento, come Edita Broglio e Genni Mucchi, Antonietta Raphael e Leonor Fini, Luce ed Elica Balla, Leonetta Cecchi Pieraccini e Adriana Pincherle.

Proprio quest’ultima è presente a Palazzo Cucchiari con alcune opere (tra cui il ritratto del marito Onofrio Martinelli) e il proprio Autoritratto del 1932, ora nell’omonima Collezione della Galleria degli Uffizi. La pittura di Adriana Pincherle ebbe fin dalla sua formazione un respiro europeo, attenta alle variegate tendenze post-impressioniste: «La pittrice posa davanti al cavalletto – dice Bertozzi –, in un momento di pausa: la tavolozza in una mano, l’altra mano su un fianco. Per il resto la composizione del dipinto non ha una prospettiva ortogonale e tutto, dal portamento della figura al telaio del cavalletto alla scacchiera del pavimento, risulta sghembo e tenuto in equilibrio dall’atteggiamento disinvolto della figura. C’è in effetti nella pittura d’esordio della Pincherle, una presa di distanza dalla classicità novecentesca, e una consonanza con il brioso colorismo della scuola romana, ma soprattutto un accostamento al rinnovamento della pittura francese, per via della piatta bidimensionalità dell’immagine, che si rifà a Matisse, quanto per l’ovale allungato del volto, che non somiglia all’artista, ma sembra rubato a una donna di Modigliani». Per tutti Adriana Pincherle era la sorella maggiore di Moravia, ma lei — appena un po’ più anziana — era certa che dovesse essere Alberto a venir considerato suo fratello. Nonostante fosse di buona famiglia, non amò mai la mondanità dei salotti romani e andò a vivere a Firenze.

Un altro focus interessante nella mostra è quello dedicato a Antonietta Raphael, moglie di Mario Mafai, prima pittrice e poi scultrice, che con Scipione (Gino Bonichi) fondò la Scuola romana. Fu artista di respiro europeo e Cesare Brandi la definì «l’unica scultrice italiana». Nella mostra di Carrara si potrà ammirare una delle sue opere più famose – Mario nello studio (Omaggio a Mafai), dipinta nel 1966 e proveniente dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma – che appare come un ricordo visionario del marito artista colto nell’atto di dipingere una natura morta, ma distratto dal comportamento assai lascivo della modella.

Di tutt’altra natura artistica fu Leonor Fini, pittrice, scenografa, costumista, scrittrice, illustratrice e disegnatrice italiana, nata a Buenos Aires nel 1907. Fu indubbiamente una donna libera ed eclettica, anticonformista, unica pittrice surrealista italiana. Trasferitasi a Parigi, ebbe agio di frequentare i surrealisti e nel 1932 iniziò una stabile relazione con lo scrittore e drammaturgo André de Mandiargues, del quale la mostra propone lo straordinario ritratto che Leonor Fini gli dedicò. Pur essendo di formazione artistica italiana, rifiutò sempre i canoni novecenteschi dell’arte tricolore e vivendo tra Parigi e New York divenne una delle protagoniste della seconda metà del secolo breve.

Prestiti eccellenti

Per l’ordinamento della mostra, sono arrivate a Palazzo Cucchiari opere da importanti enti prestatori, a iniziare dalla Presidenza della Repubblica, dalla Camera dei deputati, la Banca d’Italia, le Gallerie degli Uffizi di Firenze, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, i Musei Reali di Torino, il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, oltre a numerose gallerie e collezioni pubbliche e private.

Dal Quirinale arriva un dipinto di Giacomo Balla che si intitola Affetti e nel quale – come spiega Bertozzi – l’Artista «ritrae la moglie e la prima figlia, nella luce rarefatta della cucina, nella loro casa di via Paisiello, mentre la signora Elisa sorveglia la soddisfazione della piccola Luce intenta alla lettura di una lettera. Il dipinto è a tutti gli effetti una replica puntuale dello scomparto centrale di una delle opere più significative del periodo divisionista di Balla: dipinto nel 1910, fu acquistato nel 1914 dalla regina Margherita di Savoia, direttamente nell’atelier del pittore e destinato alla Collezioni del Quirinale, dove si trova ancora oggi». Le “figlie d’arte” Luce ed Elica Balla, con le loro opere, sono entrambe tra le protagoniste della mostra.

Dalla Camera dei deputati giunge una scultura di Jenny Mucchi, un piccolo bronzo che ritrae Gino Severini; oltre all’Autoritratto della Pincherle, dagli Uffizi arriva anche la Flora di Giovanni Dupré, in dialogo con il Giotto bambino della figlia Amalia.

Dai Musei Reali di Torino arrivano le opere di due protagoniste della Libera scuola di Pittura di Felice Casorati, Cesarina Guarino e Tina Mennyey.

Di particolare rilievo, come scritto, è un’opera restaurata per l’occasione che arriva dal Museo della Scienza e Tecnologia di Milano. Si tratta della sagoma dipinta raffigurante il Ritratto della signora Inganni, la pittrice Amanzia Guerillot anch’essa presente nella mostra con tre opere. L’opera fu realizzata dal marito della donna, il grande vedutista Angelo Inganni, tra il 1856 e il 1859 e ammirata l’ultima volta in pubblico subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale; poi è rimasta in deposito per circa 80 anni. Adesso è stata restaurata, dotata di un apposito supporto per mantenerla in verticale e dal 27 giugno la si potrà ammirare di nuovo a Palazzo Cucchiari: «Questa effigie a grandezza naturale – spiega Bertozzi – è un raro esempio di ritratto sagomato, realizzato e dipinto in funzione di fermaporta: Angelo Inganni vi raffigurò la seconda moglie Amanzia Guerillot, pittrice milanese di origine francese che era stata sua allieva, modella e amante, ritratta con un mazzo di fiori nell’atto di accogliere gli ospiti nella loro dimora presso la Santissima, un ex monastero sul colle verso Gussago. A un certo punto del loro connubio artistico, oltre che famigliare, i coniugi Inganni si adattarono al mercato realizzando per clienti privati e attività commerciali una varietà di opere decorative: dipinti su vetrate, paraventi, ventagli, cartelle, scatole, carta da lettere, oltre che figure come questa, a grandezza quasi naturale, da collocare nel loro comportamento e nella loro funzione abituale, per scene teatrali, ingressi abitativi e vetrine espositive. In questo caso, si è portati a credere che Amanzia oltre che, come modella, si sia prestata anche alla realizzazione dell’opera, dipingendo il mazzo di fiori che tiene in mano».

 

INFO MOSTRA
Fondazione Giorgio Conti
LE SIGNORE DELL’ARTE.
LA PARITÀ DEL TALENTO NELL’ARTE ITALIANA MODERNA
A cura di Massimo Bertozzi
Dal 27.06.2026 fino a 25.10.2026
Palazzo Cucchiari, via Cucchiari 1, Carrara
Orari dal 27.06 fino al 13.09: MA-GI-DO ore 9.30-12.30 e 16-20; VE-SA ore 9.30-12.30 e 16-23
Orari dal 15.09 fino al 25.10: da MA a DO ore 9.30-12.30 e 15-20
Ingresso 12 euro, ridotto 10 euro
Tel. +39 0585 72355
info@palazzocucchiari.it
www.palazzocucchiari.it
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le foto e la locandina

Fondazione Giorgio Conti
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