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L’ombra del «TSO Bianco» e l’eredità tradita di Basaglia: il bilancio della mostra a Firenze

L’ombra del «TSO Bianco» e l’eredità tradita di Basaglia: il bilancio della mostra a Firenze

FIRENZE – Si è chiusa con un grande successo di pubblico e un denso dibattito civile la tappa fiorentina della mostra documentaria e fotografica “Psichiatria e Diritti Umani”, ospitata dal 19 al 21 giugno presso l’Auditorium al Duomo. L’evento ha offerto due incontri letterari di profonda riflessione sulle derive della psichiatria contemporanea, riaccendendo i riflessi sul confine, spesso troppo labile, tra cura medica e controllo sociale.
Critica alla psichiatria tradizionale e approccio centrato sulla persona
Ha aperto gli incontri culturali il dottor Giulio Murero, medico psicoanalista, ex primario dei reparti psichiatrici dell’Istituto Luigi Lolli di Imola e Bologna.
Il dottor Murero ha dato vita a un dialogo dinamico con il pubblico, focalizzandosi sulla necessità di un ritorno a metodi diagnostici oggettivi e a un approccio più etico verso il paziente. Nel suo intervento, ha criticato la prassi psichiatrica comune di utilizzare “etichette” derivate da manuali statistici e criteri soggettivi, condizionando pesantemente i successivi percorsi di cura.
Ampio spazio è stato poi dedicato all’analisi dei trattamenti per ansia e depressione: il relatore ha richiamato l’attenzione sull’inefficacia degli psicofarmaci nel risolvere le cause profonde del disagio e sui loro potenziali effetti collaterali.
In alternativa, Murero ha condiviso la propria esperienza clinica, illustrando percorsi terapeutici di successo basati su un modello umano ed etico, capace di guidare i pazienti verso una reale guarigione senza lo stigma delle etichette psichiatriche.
La denuncia del «TSO Bianco»
La dottoressa Catterina Verona – filosofa, epistemologa e specialista in psichiatria fenomenologica – ha presentato davanti a una platea gremita un’indagine coraggiosa sulle zone d’ombra all’interno del sistema sanitario. Al centro del dibattito il concetto di «TSO Bianco», formula coniata dalla stessa dottoressa per descrivere «un’erosione silenziosa delle libertà civili». Se la Legge 180 (la Riforma Basaglia) prevede tutele rigidissime per il Trattamento Sanitario Obbligatorio – richiedendo la convalida del Sindaco e del Giudice Tutelare – il “TSO bianco” si consumerebbe invece nell’ombra.
Secondo la denuncia emersa, molti cittadini verrebbero intimiditi con lo spettro del ricovero coatto, venendo così costretti a subire terapie farmacologiche invasive a domicilio senza alcuna reale base legale. «Non parliamo di malati, ma di cittadini psichiatrizzati», ha ammonito la relatrice, chiedendo a gran voce la restituzione della dignità e dei diritti elementari a chi viene risucchiato dagli ingranaggi del sistema.
Da specchio della storia a nodo politico attuale
Il percorso espositivo ha offerto ai visitatori un viaggio crudo nella storia della psichiatria: dalle terapie d’urto del passato (shock insulinici, lobotomie, camicie di forza) fino alle pagine più buie del Novecento, come il collaborazionismo della psichiatria nell’Olocausto e nei regimi di apartheid.
Ma la mostra affronta anche il presente, evidenziando il parziale fallimento dell’applicazione della riforma in Italia, culminato nella storica sentenza della Corte Costituzionale del 2025. La campagna d’opinione che accompagna la mostra chiede un ritorno radicale al “sogno di Basaglia” e alle raccomandazioni delle Nazioni Unite: l’abbandono di un modello puramente coercitivo in favore di una salute mentale comunitaria, aperta e fondata sul rispetto della persona.
Il viaggio continua

Dopo il forte consenso e le numerose testimonianze raccolte a Firenze, la mostra itinerante si sposta ora a Ravenna: dal 24 al 28 giugno presso gli spazi del Mercato Coperto (Piazza Andrea Costa 6).


Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani ODV

www.ccdu.org

 

 

Redazione

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