EVENTI

3 >4 mar h 20 | 6>7 mar h 19 | 8 mar h 17 | Cango Cantieri Goldonetta
stagione la democrazia del corpo

In occasione delle repliche a Cango inauguriamo le Prime per Under 25
La prima dell’ultimo spettacolo di Virgilio Sieni riserva alle spettatrici e agli spettatori più giovani un’occasione speciale. Alla prima di martedì 3 marzo ore 20.00 di Ma a che serve la luce? da Le ceneri di Gramsci (1954) di Pier Paolo Pasolini le ragazze e i ragazzi under 25 anni hanno diritto al biglietto a prezzo ridotto a 5 euro*.

Virgilio Sieni
Ma a che serve la luce?
da Le ceneri di Gramsci (1954) di Pier Paolo Pasolini

coreografia, regia e interpretazione Virgilio Sieni
voce registrata Pier Paolo Pasolini
musica a cura di Virgilio Sieni
(Johann Sebastian Bach, William Basinski, Odetta Holmes)
luci Virgilio Sieni, Marco Cassini
disegno del suono Mauro Forte
produzione Teatro della Toscana,
Centro Nazionale di Produzione della danza Cango/Firenze
in occasione del 50°anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini

Ma a che serve la luce? ha debuttato in prima assoluta al Teatro della Pergola di Firenze il 26 novembre 2025, in occasione del 50° anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini. Virgilio Sieni attraversa Le ceneri di Gramsci proseguendo il percorso dello spettacolo-manifesto Solo Golberg Variations con la sua personale e unica ricerca sui linguaggi del corpo in relazione alle opere d’arte. Sieni plasma il gesto sull’opera letteraria di Pasolini con uno spettacolo che invita alla riflessione sulla condizione umana e sulla società contemporanea, immergendosi nella profondità dell’opera del poeta di Casarsa.
La scrittura della danza compone una partitura di battiti, gesti e respiri, in cui le terzine scivolano l’una nell’altra secondo una prospettiva che esplode dai dettagli. Il corpo diviene forma del sensibile, elaborando stratificazioni che convivono con la storia. La coreografia è un incontro organico tra voce e movimento: una “meloterapia coreutica” dove il gesto si fa dissidente e il corpo si apre alla comunità attraverso un’oratura cantata e danzata, cercando un punto d’incontro tra materia celeste e impegno civile.

«Riflettendo sul documentario dove Pasolini commenta la veduta di Sabaudia, dichiarando con lucidità l’appiattimento culturale e la devastazione estetica a cui avrebbe portato la società dei consumi e dove, con l’avvento di un’urbanistica brutale, dettata dei cosiddetti regimi democratici, veniva attuata un’azione di sradicamento del sentire degli abitanti verso l’alienazione demagogica di architetture inospitali. Le parole così ragionevoli pronunciate davanti all’architettura del ventennio diventano, voltandosi di lato, di fronte alla mostrificazione urbanistica degli anni 70’, una critica feroce all’attuazione di piani dall’alto che travalicano il bene comune. La critica commossa e sorgivamente corporea, pronunciata da Pasolini, da una duna ventosa e cerea, ci guida alla lettura de Le ceneri di Gramsci.
Qui la parola poetica dà il ritmo e prepara lo spazio della danza tra la mia voce sussurrata e il gesto che diventa suono. Una danza che agisce nello spazio umanamente tattile delle braccia che si aprono. Osservando la duna che ospitava l’urgenza di quel corpo, ascoltando la sua voce che, scorrendo in semicerchi immensi, illumina i tratti del gesto raggrumato nel respiro, mi sono convinto a danzare in forma poetica e vernacolare il poemetto scritto da Pier Paolo Pasolini nel 1954.
Voglia irrefrenabile di lasciarmi guidare dalle parole dette, regolando ogni danza secondo le declinazioni cantate dal suono delle parole così aderenti all’idea di corpo politico.
Il senso è rannicchiato nell’origine di ogni gesto mosso dal suono delle parole e il loro deflagrare in fonemi e suoni: voce meditante che trasmigra nel corpo disadorno. La scrittura della danza compone una partitura complessa fatta di battiti, strisciamenti, canalizzazioni, parole, vuoti, gesti, spazi del respiro, accadimenti e infine commenti rivolti al “seme del piangere”.
Le danze seguono il fluire luminoso della poesia raccogliendo gli stracci dei gesti che, benché tristi, si sommuovono smaniosamente dalla penombra. La parola tocca e forma i gesti tracciandomi sul corpo canali luminosi e popolari, crea calchi sulla soglia del corpo.
Così le terzine scivolano poeticamente l’una nell’altra, nevicano senza vento dal di dentro, secondo una prospettiva che esplode dai dettagli: geografia del luogo intorno a me, e in me. È un luogo antico dove muovo gli arti e il tronco risuona al respiro, misurato dall’umile apertura delle braccia, diametro organico che distribuisce i passi nello spazio intorno. Emergono umilmente gli elementi della trasfigurazione alla maniera di Kleist e la celestiale marionetta in perenne metamorfosi, che ci parla umanamente oltre l’umano della diversità e dell’uguaglianza». (Virgilio Sieni)

«Una dimensione “visiva” della danza, dove oralità e incarnato si impongono come immagini sedimentate della nostra storia collettiva. (…) Alternando la propria voce con quella dello stesso Pasolini, e utilizzando il gesto come prolungamento visivo della parola, Sieni restituisce il senso di una pratica che egli definisce “meloterapia coreutica”, una parola e una danza che curano. Ma a che serve la luce? dunque, appare come una riflessione su noi stessi, smarriti in un’epoca molto simile a quella deprecata dal poeta settant’anni fa, nella quale siamo chiamati a scegliere tra le tenebre e la luce, fosse anche solo quel tenue bagliore delle lucciole. (…)
In questa orazione laica, emozionante ed empatica, ritroviamo alcuni riferimenti elettivi di Sieni, che come un fiume carsico accompagnano da sempre il suo percorso creativo: Pasolini, la pittura italiana, soprattutto quella di area fiorentina, la musica di Bach, qui presente con l’Aria da capo delle Variazioni Goldberg eseguita da Glenn Gould, alla quale ha voluto aggiungere la mesta Melancholia di William Basinski e lo struggente spiritual Sometimes I feel like a motherless child di Odetta Holmes, che nel Vangelo secondo Matteo di Pasolini accompagnava la scena dell’adorazione dei Magi».
Roberto Giambrone, Danza&Danza

3>8 marzo | Cango Cantieri Goldonetta
Il cinema “minore” di Pier Paolo Pasolini
rassegna di documentari a cura di Gabriele Rizza

Dal 3 all’8 marzo, prima delle repliche di Ma a serve la luce? l’ultima creazione coreografica di e con Virgilio Sieni, Cango ospita un ciclo di documentari su Pier Paolo Pasolini a cura di Gabriele Rizza. In collaborazione con Fondazione Sistema Toscana.

3 mar h 19: La Ricotta, (da RO:GO:PA:G:), 1963, 35′
4 mar h 18.30: Sopralluoghi in Palestina, 1965, 50′
6 mar h 18: Che cosa sono le nuvole (dal Capriccio all’italiana), 1967, 30′
7 mar h 17.30: La terra vista dalla luna (da Le Streghe), 1967, durata 30′
8 mar h 16: La sequenza del fiore di carta (da Amore e Rabbia), 1968,
Le mura di Sana’a (documentario sullo Yemen), 1971, 13′

ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili

INFO Cango Cantieri Goldonetta, Via Santa Maria 23-25, Firenze (FI)
e-mail biglietteriacango@gmail.com – Tel. +39 055 8022525
Whatsapp +39 331 2922600 – www.virgiliosieni.com

Franca Ciari Matteoli

GazzettaToscana.it è un quotidiano online di cronaca indipendente sui fatti che circondano la zona della Toscana.

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