Massimo Maccarone e la stessa voglia di allenarsi tutte le volte come se fosse la prima.

Written by Redazione. Posted in EMPOLI 2015/2016

Published on aprile 29, 2016 with Comments"> Comments

L’Empoli fbc, la stima per il presidente Fabrizio Corsi, la scelta di vivere ad Empoli con la sua famiglia. Semplicemente Massimo Maccarone, il nostro campione.

 

Mancando tre gare alla fine del campionato, quali ritiene ne siano stati i punti di forza e di debolezza dell’Empoli?

“Partendo da questi ultimi, ritengo che ci siano stati nel girone di ritorno dove siamo apparsi meno brillanti, forse perché è venuta meno la personalità, soprattutto in alcune occasioni. Parlo di “personalità “ inerente al gruppo in quanto la mia squadra, essendo costituita in prevalenza da giovani che, dovendo necessariamente crescere , sono sottoposti a sbagliare, cercando di trarre più insegnamenti possibili dai loro errori”.

Campionato nuovo, allenatore nuovo. Marco Giampaolo che tipo di identità ha dato a questo gruppo?

“Mister Giampaolo ha ereditato un gruppo già consolidato oltre al fatto di aver beneficiato di diversi innesti rispetto ad altri campionati. E’ stata molto importante la sua determinazione , la sua voglia di vincere che sentiva dentro di sé, non omettendo il fatto che ha dato molta tranquillità a questo gruppo.”

Mi può parlare di un momento intenso di questo campionato?

“Secondo me il momento più intenso è stato a dicembre quando abbiamo vinto molto,   ed in particolar modo quando abbiamo collezionato sei risultati positivi di cui 5 vittorie ed un pareggio. Quello è stato un momento intenso anche perché difficilmente ad Empoli vengono vissuti momenti simili.”

E qualche momento da dimenticare c’è stato?

“Sicuramente dopo la sconfitta con il Frosinone in quanto è da quel preciso istante che l’Empoli ha iniziato un periodo meno brillante , avendo meno certezze ma, che nonostante tutto, è riuscito a recuperare”.

Per Massimo Maccarone quali stimoli sono stati determinati per affrontare questo campionato ed esserne ancora protagonista?

“Gli stimoli sono quelli di sempre: avere sempre la voglia di venire al campo ad allenarsi, soprattutto con allegria e felicità.”

Il fatto di giocare in una squadra di provincia può costituire un limite o una opportunità, sia per un calciatore che per un allenatore?

“Penso che un giocatore debba avere le caratteristiche ed il carattere per stare nella squadra dove si trova ad operare, e può capitare che a fine carriera si possa avere dei rimpianti per ciò che si è fatto pensando che si sarebbe potuto avere una carriera migliore. Per me alcuni sono nati per stare in alcune squadre, altri in altre ancora, considerando che possono entrare in ballo altri fattori. Mi meraviglio del fatto che si dica che nelle società più piccole ci siano meno pressioni, ma, come si può dire questo, quando si deve sempre lottare per non scendere di categoria.”

Come valuta il fatto che un giocatore , come un allenatore, cambi squadra tutti gli anni?

“Io ho cambiato spesso squadra, ed a volte si cambia perché può capitare di non trovarsi bene in un ambiente ideale per esprimere le proprie potenzialità, altre volte capita perché un allenatore od una società non credono in te , quindi , secondo me , dipende sempre da luogo dove ti trovi ad operare e soprattutto come ti trovi.”

Cosa ha determinato la sua scelta di risiedere ad Empoli con la tua famiglia?

“Devo dire che la città di Empoli mi è rimasta nella mente da quando vi sono arrivato per la prima volta. Mi è apparsa subito una città tranquilla dove la gente non è invadente e gli amici di allora sono rimasti amici tuttora. I miei amici sono qui tanto che non potrei vivere altrove: una vera e propria scelta di vita.”

Se dovesse parlare del presidente dell’Empoli fc Fabrizio Corsi e della sua società, come ti esprimeresti nei suoi riguardi?

“A livello calcistico devo dire che è una persona molto competente che conosce tutto, a partire dall’alimentazione agli aspetti atletici. Oltre a ciò la sua competenza la si è vista anche nel centro sportivo che ha creato e che con il tempo saprà sfruttare al meglio. A livello personale è una persona molto equilibrata , buona di sentimenti, di parola, tanto che difficilmente in questo ambiente trovi persone corrette come lui.”

Se dovesse parlare con dei bambini di calcio cosa gli direbbe?

“Per prima cosa gli chiederei se è una loro passione perché senza passione il calcio non si può praticare. A parte questo, quando si ha a che fare con dei bimbi piccoli, si deve trasmettere loro il concetto che il calcio è un gioco, un divertimento e che quando vanno la campo non devono pensare ad altro che a divertirsi e non al futuro.”

Ed ai giovani che sognano di diventare dei campioni che si sente di dire?

“Anche per loro valgono le stesse cose, ma ciò che per me è importante è che devono sognare con molta umiltà perché è grazie a quella che si può progredire. Purtroppo i giovani di oggi si avvalgono di esempi che il più delle volte sono sbagliati cadendo nel bullismo, scambiato per qualcosa di divertente ma che divertente non lo è per nessuno.”

In un recente articolo apparso sul portale “Tuttomercatoweb” le storie di Maccarone, Totti, Pellisssier sono state definite, storie di “ragazzi eterni sul rettangolo di gioco”, ma in particolar modo Pelissier si è espresso in tal senso: “quando uno sa fare il suo mestiere, sa farlo anche bene ad una certa età, ed è una bella soddisfazione”. Lei come la pensa in merito?

“La penso esattamente come Pellissier. Quando sono arrivato ad Empoli nel 2012 il pensiero di tutti era quello che di lì a poco avrei finito la mia carriera e tutti gli anni mi sono sentito ripetere quella frase ma, nonostante tutto sono ancora qua a giocarmi il campionato. A parte questo, sono consapevole del fatto che quando l’età avanza per un calciatore in ugual modo devono aumentare le attenzioni per i particolari ma, se uno è bravo ed in più sta bene fisicamente, non è certamente per l’età che smette di giocare.”

Da quando ha iniziato la sua carriera di calciatore come valuta la figura dell’arbitro?

“Chiedermi di esprimere un parere sulla categoria arbitrale dopo la gara esterna con il Carpi la vedo dura. In merito alla sua domanda, considerando che ho giocato sempre in squadre piccole ritengo che ci sia una bella differenza tra giocare ad Empoli e giocare a Milano. Alla fine se si sommano tutti gli episodi che succedono la bilancia pende sempre a favore delle grandi squadre. E voglio anche aggiungere un’altra considerazione. Se Massimo Maccarone, nel contesto di una qualsiasi gara di campionato, si sofferma a mettere in evidenza episodi non valutati con equità all’arbitro di turno non ha lo stesso peso della valutazione che possa essere fatta da un giocatore di un’altra squadra più importante.”

Dopo aver parlato di tanti aspetti del suo lavoro ed aver fatto molte considerazioni,” cosa è rimasto in lei di quel ragazzino che da Galliate raggiungeva Milanello e che per arrivarci prendeva il treno e due autobus”?

Che ricordi. Frequentavo la terza media. Partivo alle sette di mattina per andare a scuola, finita la scuola mangiavo un panino alla svelta perché dovevo raggiungere la stazione per andare a Milano (Novara – Milano), una volta arrivato a Milano prendevo l’autobus per andare a Linate e poi un altro autobus per andare all’ allenamento. Dopo bisognava ritornare a casa e ci arrivavo alle ore 22. 30 dove dovevo pur studiare per il giorno dopo ed il più delle volte i miei genitori mi trovavano addormentato con la testa sul libro. Comunque parlando di quei momenti posso dire con assoluta certezza che in me è rimasta la stessa voglia di venire al campo ad allenarmi.”

Questo è Massimo Maccarone.

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